Parco eolico Wind Farm, chieste 13 condanne e 11 assoluzioni per prescrizione
Il pm ha ripercorso gli atti di indagini di un affare milionario dove dietro ci sarebbe stata la cosca Arena. Tra le assoluzioni per prescrizione invocate c'è anche quella del consigliere Graziano
di GABRIELLA PASSARIELLO
Tredici condanne e undici assoluzioni per intervenuta prescrizione sono state chieste dal pubblico ministero della distrettuale Domenico Guarascio per i 24 imputati, giudicati con rito abbreviato, coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro sull’affare milionario del Parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto che con i suoi 48 aerogeneratori è considerato tra i più grandi in Europa per estensione e potenza erogata. In particolare per Pasquale Arena ha invocato, 4 anni e sei mesi; Nicola Arena (70enne) 4 anni; Nicola Arena (53enne), 4 anni di reclusione; Carmine Megna, 4 anni; Roberto Gobbi 4 anni e 6 mesi di reclusione; Giovanni Maiolo, 2 anni e 8 mesi; Fabiola Valeria Ventura, 2 anni e 8 mesi di reclusione; Massimiliano Gobbi, 3 anni; Martin Zwichy, 2 anni; Salvatore Nicoscia, 1 anno e 8 mesi di reclusione; Giuseppe Ferraro 2 anni; Carmelo Misiti, 2 anni; Stefano Colosimo 2 anni di reclusione.
Verso la prescrizione. Per tutti i componenti del nucleo Via il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione. Si tratta di Giuseppe Graziano, attuale consigliere regionale; Salvatore Curcio; Antonino Genovese; Vincenzo Iacovino; Giovanni Misasi; Vittoria Imeneo; Egidio Michele Pastore; Luciano Pelle; Annamaria Ranieri; Domenico Vasta; Massimo Zicarelli, rispetto ai quali i reati contestati, a vario titolo, di abuso di ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, si sono prescritti, ritenendo tra l’altro insussistente all’aggravante della mafiosità.
La requisitoria. Durante la requisitoria il pm ha ripercorso gli atti di un’indagine che nel 2012 portò la Finanza a mettere i sigilli sul Parco eolico, successivamente dissequestrato e per essere poi posto nuovamente sotto sequestro e confiscato lo scorso mese di giugno. Un’affaire di 350milioni di euro, dove il dominus sarebbe stato Pasquale Arena, dirigente al Comune di Isola Capo Rizzuto, fratello di Carmine, morto nell’ottobre del 2004 in un agguato di stampo mafioso, nonché erede del vecchio capo clan Nicola Arena. Pasquale Arena in qualità di referente e gestore occulto della cosca, avvalendosi di prestanome interposti nella titolarità delle quote sociali e delle attività economiche, avrebbe avviato e realizzato, per conto della cosca, il Parco eolico formalmente di proprietà della “Vent1 Capo Rizzuto srl”, avvalendosi di una rete di società estere che sarebbero servite a nascondere il nome della famiglia Arena dietro l’affaire del Parco. Dalle attività investigative è emerso che lo stesso Pasquale Arena, il cui nominativo non compare mai in nessun atto, avrebbe curato tutte le fasi realizzative del Parco eolico, direttamente o attraverso il cugino Nicola Arena, Carmine Megna, Frick Martin Josef, Robeto Gobbi. E sarebbe stato lui il capo anche quando uscì dalla “Purena srl”, dalla “Vent1 Capo Rizzato srl”, società proprietaria del Parco eolico. Si ritornerà in aula il prossimo 26 ottobre per le arringhe difensive dei legali ( nel cui collegio compaiono, tra gli altri i nomi di Antonella Canino, Salvatore Staiano, Gregorio Viscomi, Francesco Laratta, Luigi Frustagli, Aldo Casalinuovo, Nicola Carratelli, Nicolino Zaffina).
