Strage di 'ndrangheta in Piemonte, assoluzione per tutti gli imputati
La Corte d’Assise d’Appello di Torino, in sede di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, giudicando sulla più cruenta faida di ‘ndrangheta registrata in territorio piemontese, ha riformato la precedente sentenza, annullando gli ergastoli già comminati a Natale Trimboli (avvocati Francesco Lojacono ed Enrico Bucci) e Rosario Marando (avv. Giovanna Araniti) e confermando le precedenti assoluzioni di cui avevano beneficiato nel precedente giudizio Gaetano Napoli (avv. Araniti), Santo Giuseppe Aligi (avv. Anetrini) e Antonio Spagnolo (avvocati Giuseppe Iemma e Carlo Morace). L’iter giudiziario è stato particolarmente tortuoso.
In primo grado, con sentenza della Corte di Assise di Torino, Natale Trimboli, Rosario Marando, Gaetano Napoli e Santo Giuseppe Aligi erano stati condannati alla pena dell’ergastolo quali autori del triplice omicidio di Antonio Stefanelli, Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso (avvenuto l’1 giugno del 1996, ed i cui cadaveri non sono mai stati ritrovati); mentre Antonio Spagnolo, presunto boss di Ciminà e ritenuto vicino alla famiglia Marando, era stato condannato ad anni 30 di reclusione perché ritenuto responsabile del successivo omicidio di Romeo Roberto in Rivalta Torinese, che era riuscito a sfuggire al primo eccidio. Tutte le vittime erano di origini calabresi.
La sentenza di primo grado, era stata poi parzialmente riformata dalla Corte di secondo grado, che aveva assolto Gaetano Napoli, Santo Natale Aligi e Antonio Spagnolo, ed aveva confermato la condanna alla massima pena solo nei confronti di Rosario Marando e Natale Trimboli.
Ma la Corte di Cassazione aveva disposto l’azzeramento sia delle condanne che delle assoluzioni, disponendo un nuovo processo, conclusosi con l’odierna sentenza. Secondo la tesi sostenuta dalla Procura distrettuale torinese, che nel giudizio di rinvio si era avvalsa del contributo dichiarativo del nuovo collaboratore Agresta Domenico, il quale aveva confermato l’originario impianto accusatorio fondato soprattutto sulle originarie dichiarazioni di Marando Rocco, gli omicidi erano stati commessi su mandato di Marando Pasquale, allora detenuto (ed a sua volta successivamente rimasto vittima di lupara bianca), per vendicare la precedente uccisione del fratello Marando Francesco, attribuita alle future vittime, ed il cui cadavere carbonizzato era stato rinvenuto in Chianocco Torinese nel maggio del 1996.
L’odierna sentenza è stata emessa da altra sezione della stessa Corte d’Assise d’Appello di Torino che in data 24 maggio 2017, anche in quel caso in sede di rinvio dalla Cassazione, aveva assolto Domenico Marando (difeso dall’Avv. Francesco Lojacono), il quale, in sede di giudizio abbreviato, era stato ritenuto responsabile quale mandante dell’omicidio di Roberto Romeo e condannato ad anni 30 di reclusione, sulla scorta delle dichiarazioni rese dai collaboratori Rocco Marando e Rocco Varacalli , cui in un secondo tempo si erano aggiunte quelle di Domenico Agresta.
Quest’ultima pronuncia, poi confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione, e che aveva ritenuto inaffidabili e non riscontrati i contributi dichiarativi resi dai collaboratori, verosimilmente ha rappresentato un precedente con cui la stessa Corte torinese che ha emesso la sentenza odierna, ha dovuto necessariamente confrontarsi nell’emettere, a sua volta, le pronunce assolutorie per tutti gli imputati.
