Sono state smontate questa mattina le docce pubbliche a energia solare installate nel 2024 sul lungomare Amerigo Vespucci a Vibo Marina. La struttura, rimasta inutilizzata per mesi nonostante il collaudo, è stata rimossa senza annunci né comunicazioni ufficiali, suscitando un’ondata di polemiche tra residenti e turisti.

Il progetto, finanziato dalla precedente amministrazione comunale, prevedeva un investimento di circa 40mila euro con l’obiettivo di migliorare l’offerta turistica e la sicurezza in spiaggia. Oltre alle docce, il piano includeva anche l’acquisto di attrezzature per il salvamento e la vigilanza balneare: torrette di avvistamento, pattini, salvagenti e binocoli. Ma di questi materiali non si è mai vista traccia.

Le docce, seppur completate e collaudate, non sono mai state attivate, finendo per diventare — secondo molti cittadini — il simbolo di un'opera pubblica inutile e mal gestita. La loro rimozione, apparentemente legata a un generico riassetto del litorale, è stata percepita come una tacita ammissione di fallimento.

Sui social network e nei bar della città, la vicenda ha riacceso il dibattito sulla trasparenza nella gestione dei fondi pubblici. In tanti chiedono spiegazioni dettagliate su come siano stati spesi i 40mila euro, e soprattutto che fine abbiano fatto le attrezzature previste ma mai consegnate.

Anche la nuova amministrazione comunale si dice sorpresa e perplessa. Alcuni esponenti hanno annunciato l’avvio di verifiche interne sulla documentazione del progetto, promettendo che eventuali responsabilità saranno accertate.

Nel frattempo, il lungomare è tornato privo di servizi essenziali per i bagnanti, e l’intervento – nato per potenziare l’accoglienza turistica – lascia ora un vuoto fisico e simbolico. Un’occasione persa che solleva interrogativi più ampi sulla programmazione delle opere pubbliche e sulla capacità delle amministrazioni di realizzare interventi concreti e sostenibili per il territorio.