'Ndrangheta, la Cassazione chiude il cerchio: sei condanne confermate e quattro rinvii (NOMI)
Si chiude in larga parte davanti alla Corte di Cassazione il procedimento nato dall’inchiesta “Jonica”, che nel maggio 2022 aveva portato a dieci arresti e allo smantellamento del sistema estorsivo riconducibile al gruppo Mannolo-Zoffreo-Trapasso-Falcone. Gli ermellini hanno infatti dichiarato inammissibili sei ricorsi, rendendo definitive le condanne inflitte dalla Corte d’appello di Catanzaro, che aveva riconosciuto l’esistenza di una struttura capace di controllare un lungo tratto del litorale jonico tra il Crotonese e il Catanzarese, imponendo pagamenti a villaggi turistici e imprese.
Diventano così definitive le pene per Santino Catarisano, Fiore Zoffreo, Albano, Antonio, Carmelina e Leonardo Mannolo. La posizione di Alfonso Mannolo, indicato come vertice del gruppo, era già passata in giudicato dopo la decisione di non ricorrere in Cassazione. Gli imputati per cui la Suprema Corte ha disposto un nuovo processo di appello sono invece Vincenzo Mercurio, Carmine Ranieri, Remo Mannolo e Giuseppe Trapasso, per i quali si dovranno riesaminare alcune aggravanti o attenuanti. Annullata senza rinvio, invece, la condanna del collaboratore di giustizia Dante Mannolo, per intervenuta prescrizione.
Secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro, le ‘ndrine di San Leonardo avevano strutturato un vero e proprio sistema “a comparti”, assegnando a ciascun ramo familiare villaggi e attività economiche da cui pretendere somme fisse. Le indagini avevano documentato richieste che, a seconda dei casi, oscillavano da poche migliaia di euro all’anno fino a cifre molto più consistenti, come i 25mila euro richiesti per alcune strutture ricettive di Sellia Marina. Le testimonianze di imprenditori e il contributo dei collaboratori hanno delineato un meccanismo rodato, fatto di minacce più o meno esplicite e di pagamenti periodici, spesso in contanti, destinati a consolidare il controllo della cosca sul territorio.
La Cassazione ha così confermato, salvo le posizioni rinviate, l’impianto accusatorio che descriveva una rete estorsiva diffusa e stabile, capace per anni di condizionare l’economia turistica di un ampio tratto della costa ionica calabrese.
