Violazione sorveglianza speciale, assolto Giovanni Mancuso
L'esponente di spicco del clan di Limbadi era stato arrestato per essersi intrattenuto con pregiudicati, ma per il giudice "il fatto non costituisce reato"
di PAOLO DEL GIUDICE
All'esito del giudizio con rito abbreviato celebrato innanzi il giudice Pia Sordetti, Giovanni Mancuso, esponente della storica consorteria di Limbadi e sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza, è stato assolto dalle contestazioni di plurime violazioni della sorveglianza speciale per essersi intrattenuto con soggetti pregiudicati con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, mentre dalla contestazione di resistenza a pubblico ufficiale “per non aver commesso il fatto”.
Il giudizio. Nel corso del giudizio è stata respinta la richiesta del PM di produrre ulteriore documentazione; sono state invece acquisite precedenti sentenze di assoluzione pronunciate in favore dell'imputato e prodotte dal suo difensore, avvocato Stilo, che lo ha difeso unitamente all'avvocato Di Renzo.
Giovanni Mancuso, 76 anni, venne arrestato per questi fatti nel luglio scorso, ma il giudice, convalidato l'arresto, gli concesse il regime degli arresti domiciliari per mancanza di gravità indiziaria.
I precedenti. Giovanni Mancuso è stato giudicato colpevole dal Tribunale di Vibo Valentia, presieduto dal Giudice Vincenza Papagno, nel procedimento definito “Black Money” e condannato alla pena di nove anni di reclusione e 9000 euro di ammenda per il reato di usura, a fronte di una richiesta del pm Manzini di ben 29 anni; Giovanni Mancuso è imputato anche nel processo “Genesi”, in fase di appello innanzi la Corte di Appello di Catanzaro, la cui sentenza è prevista per il 25 settembre prossimo. In primo grado venne condannato dal Tribunale vibonese alla pena di sei anni per associazione mafiosa.
