Amministrative nel Vibonese, chi vince e chi perde. I partiti dietro la farsa del civismo
A risultato acquisito emergono gli equilibri sul territorio. Il Pd resta predominante, ma la vittoria di Pizzo appartiene soprattutto a Callipo. Capolavoro di Arena a Jonadi
Liste ammantate di civismo con la politica neppure tanto dietro le quinte a dirigere le operazioni dalla costa all'entroterra. Il voto nel Vibonese - scrive questa mattina la Gazzetta del Sud - conferma l'esistenza di equilibri consolidatisi nel tempo. E i risultati riportano alle consuete gerarchie, salvo qualche caso sporadico. Tutti i “peones” vincono se il responso delle urne è favorevole, nessuno perde, tranne i candidati, laddove accade il contrario. Questa è la logica con cui destra, centro e sinistra operano nei piccoli comuni nei quali camuffarsi dietro simboli civici è più facile, come pure venire allo scoperto al momento opportuno.
Qui Pizzo. L'unico simbolo di partito nei quattordici centri della provincia era quello del Movimento Cinquestelle a Pizzo, dove però Gianluca Callipo, presidente di Anci giovani, si è riconfermato con la percentuale del 62,27%. Il Pd lo ha sostenuto, almeno in parte. Il segretario provinciale Enzo Insardà, ad esempio, si è espresso ufficialmente come pure il capogruppo del Pd al Comune di Vibo Giovanni Russo. Callipo, che ormai vive di luce propria, ha avuto la sponda di Francesco De Nisi che lo lanciò anni addietro, non quella personale del parlamentare Bruno Censore rimasto a guardare sperando forse in un altro esito.L'impresa di defenestrarlo non è riuscita nemmeno ad Antonio Borrello che ha sfiorato il 30% pur sostenuto da candidati riconducibili a diverse aree politiche.
Qui Ionadi. Una coalizione trasversale si è dimostrata capace di compiere una vera e propria impresa e a vincere la complicatissima “partita” di Ionadi. Al fianco di Antonio Arena, ingegnere quarantaseienne e già assessore ai Lavori pubblici, si è schierato il coordinatore regionale del Movimento nazionale per la Sovranità, l'imprenditore Domenico Arena. E con lui l'area denisiana del Pd, il presidente del Consiglio di Vibo Valentia Stefano Luciano, lo stesso Alfonsino Grillo. Un coacervo di forze contro cui è andato a sbattere un altro ingegnere, Nazzareno Fialà 51 anni, già sindaco, che tra i suoi sostenitori aveva anche il Pd di Bruno Censore.
Qui Stefanaconi. Al parlamentare delle Serre non è andata bene neppure a Stefanaconi, dove il veterinario Nicola Carullo, pur con un distacco di 75 voti, ha dovuto soccombere alla fine a Salvatore Solano, sostenuto dall'ex sindaco denisiano Salvatore Disì,– il nipote Carmelo Disì è stato il candidato della lista che ha riportato il maggior numero di preferenze – ma anche da Sinistra Italiana e da Giuseppe Mangialavori di FI.
Le aree interne. E' andata decisamente meglio a Censore nelle zone interne. Ad esempio a Filogaso, dove Massimiliano Trimmeliti si è imposto abbastanza facilmente, ma anche a Fabrizia con Antonio Fazio e ad Arena dove è stato riconfermato Antonino Schinella. L'asse Fera-Condello, riconducibile all'area De Nisi, si è facilmente imposto a San Nicola da Crissa, mentre Cosmo Tassone, alias “Cicchinu”, è tornato sindaco di Brognaturo. La sorpresa arriva da due comuni dell'entroterra. Sorridono ad Ottavio Bruni le elezioni comunali di Capistrano dove il responsabile nazionale giovanile dell'Udc Marco Martino, uomo dell'ex presidente della Provincia, si riesce a sbarazzare di Domenico Mesiano, espressione dell'amministrazione uscente guidata da Roberto Caputo. Non sono pochi 52 voti di differenza su appena 700 votanti. Altra giunta uscente sconfitta, quella di Vazzano. Qui il sindaco Domenico Villì, uomo di Vincenzo Pasqua, il consigliere regionale del gruppo Oliverio, non ha riproposto la sua candidatura puntando su Raffaele Tassone. Ma ha perso la sua scommessa, perchè Vincenzo Massa è stato in grado di imporsi al fotofinish.
Sull'Angitola. Niente continuità, infine, a Francavilla Angitola dove Carmelo Nobile, con il sindaco uscente Antonella Bartucca in lista, è stato battuto da Giuseppe Pizzonia.
Democrazia sospesa. Restano i commissari prefettizi a Filandari, dove si è recato al voto meno del 30% degli elettori e non è stato messo in atto l'espediente della lista civetta, che ha funzionato bene altrove.
