E' il secondo scioglimento per infiltrazioni mafiose dopo quello del dicembre 2011. Anche in quel caso, sindaco era Romano Loielo, esponente di Fratelli d'Italia-AN

di GIUSEPPE BAGLIVO

Il Consiglio dei Ministri ha sciolto per infiltrazioni mafiose il Consiglio comunale di Nardodipace, nel Vibonese. " Al fine di consentire il risanamento delle istituzioni locali dove sono state accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata, il Consiglio dei ministri comunica di aver deciso, su proposta del ministro dell'interno Angelino Alfano, di sciogliere il Consiglio comunale di Nardodipace (Vibo Valentia)".

Romano Loielo

L'insediamento della Commissione di accesso agli atti, disposta dalla Prefettura di Vibo Valentia, era avvenuta il 23 febbraio scorso. La Commissione era stata nominata il 18 febbraio precedente per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nell’ente. Commissione composta dal viceprefetto, Anna Aurora Colosimo, dal capitano della Compagnia carabinieri di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, dal tenente delle Guardia di finanza, Giovanni Torino, e dall’ingegnere Domenico Fuoco dell’Università della Calabria. La commissione, incaricata di vagliare la correttezza dell’intera attività dell’ente, era rimasta in carica per 90 giorni, prorogati poi di altri tre mesi. Alla base della nomina della Commissione di accesso vi erano gli esiti dell’operazione “Uniti per la truffa” che il 3 febbraio ha portato agli arresti domiciliari il sindaco Romano Loielo, l’ex vicesindaco Romolo Tassone, e fra gli indagati a piede libero la moglie del primo cittadino, Claudia Ienco, l’attuale vicesindaco Alberto Franzè, il consigliere comunale Antonio Franzè, l’assessore Maurizio Maiolo e la moglie di quest’ultimo Marinella Iacopetta. Già il 13 dicembre 2011 gli organi elettivi del Comune di Nardodipace, anche all’epoca retti da Loielo, erano stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Il 18 novembre 2013 Loielo è stato però rieletto sindaco.

Attualmente Romano Loielo, il vicesindaco Franzè ed i consiglieri comunali Pasquale La Rosa, Antonio Maiolo, Aurelio Tassone e Antonio Franzè (da oggi ex) si trovano inoltre sotto processo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia poiché rinviati a giudizio per abuso d'ufficio e falso in altra inchiesta ( LEGGI QUI ) quali ex  assessori della precedente giunta, quella sciolta per infiltrazioni mafiose insieme al Consiglio il 13 dicembre 2011. Il precedente scioglimento per mafia era stato confermato pure dalla Presidenza della Repubblica che aveva respinto un ricorso straordinario degli amministratori, rieletti però il 18 novembre 2013.

La gestione del Comune di Nardodipace è stata ora affidata ad una commissione straordinaria composta dal viceprefetto Francesca Buccino, dal viceprefetto aggiunto Giuseppe De Marco e dal funzionario economico-finanziario Stefano Tenuta.

Romano Loielo e Giorgia Meloni

L'incandidabilità del sindaco di Nardodipace. Romano Loielo, a seguito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose della sua prima amministrazione (in cui come vicesindaco figurava Romolo Tassone, figlio di Rocco Bruno Tassone, ritenuto il boss della frazione Cassari e per questo condannato per mafia nel processo "Crimine", nonchè cugino di Damiano Ilario Tassone, altro condannato per mafia nello stesso processo) era stato dichiarato incandidabile in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia. La Corte d'Appello di Catanzaro aveva invece ritenuto che Loielo e compagni avessero già scontato il turno di incandidabilità non presentandosi alle elezioni amministrative che si sono svolte in altri Comuni calabresi diversi da Nardodipace. Tale interpretazione delle norma da parte dei giudici di Catanzaro è stata di recente bocciata dalla Cassazione che ha rispedito gli atti ad una diversa sezione civile della Corte d'Appello di Catanzaro per riesaminare nel merito l'incandidabilità di Loielo e degli altri amministratori. Secondo la Cassazione, infatti, la norma va interpretata nel senso che l'amministratore di un Comune sciolto per infiltrazioni mafiose deve scontare il turno di incandidabilità in ognuna delle elezioni successive allo scioglimento del Comune, vale a dire sia le elezioni comunali (nel proprio Comune e non in uno diverso da quello in cui si è stati amministratori), sia quelle provinciali, sia quelle regionali.

Romano Loielo candidato al Consiglio regionale della Calabria

Conseguenze politiche del "caso" Loielo. La pronuncia della Cassazione assume indirettamente importanza anche sul piano delle responsabilità politiche. Romano Loielo, infatti, nonostante un giudizio di incandidabilità in primo grado e nonostante in sede amministrativa lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei primi organi elettivi della sua amministrazione sia stato confermato in via definitiva (respinto infatti il ricorso straordinario di Loielo avverso lo scioglimento), nel novembre dello scorso anno ha trovato spazio nelle fila del partito Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale quale candidato al Consiglio Regionale della Calabria. Loielo, poi non risultato eletto - alla luce della recente sentenza della Cassazione - se anche fosse riuscito ad ottenere l'elezione a consigliere regionale non avrebbe potuto ricoprire tale ruolo, dovendo scontare un turno di incandidabilità pure per le regionali.

Loielo e Wanda Ferro alle regionali 2014

Stando così le cose, e visto che per la seconda volta consecutiva ora la sua amministrazione è stata mandata "a casa" per infiltrazioni mafiose, si dovrebbe  aprire il "tema" delle responsabilità politiche (ammesso che in Italia, ed in Calabria in particolare, tale tema sia mai esistito). La candidatura alle elezioni regionali di Romano Loielo - dirigente nazionale di Fratelli d'Italia - è stata infatti sponsorizzata e sostenuta pure dai vertici nazionali di Fdi-An, con Giorgia Meloni in testa.

Giorgia Meloni e Loielo

La stessa candidata alla presidenza della giunta regionale calabrese, Wanda Ferro (uscita sconfitta con la sua coalizione di centrodestra), non si è del resto sottratta dall'aperto sostegno in campagna elettorale nei confronti pure di Romano Loielo, candidato in un partito (Fdi-An) a lei collegato. Una "sfida" al Viminale ed alla giustizia amministrativa, quella della candidatura di Loielo alle regionali (oltre che a quelle comunali per la seconda volta nonostante un precedente scioglimento per infiltrazioni mafiose), di cui oggi qualcuno fra gli "attori" politici di tale vicenda dovrebbe ora assumersi tutte le responsabilità politiche del caso e magari risponderne politicamente...

 

Romano Loielo e Wanda Ferro