Nella corsa alle prossime elezioni regionali, dopo le dimissioni del presidente Roberto Occhiuto, impazza il toto-candidati. Ma se da una parte, c'è un centrodestra già in campagna elettorale al fianco di colui che, a tutti gli effetti ed al di là delle inchieste giudiziarie e di qualche alleato costretto a digerirne la ricandidatura, resta il leader non solo al livello calabrese, vale a dire il governatore uscente, sul fronte opposto, l'area progressista, i cui confini non sono ben noti, ha aperto un dibattito per la scelta dell'antagonista, possibilmente unico di Occhiuto che al momento non ha portato ad alcuna soluzione. I temi sono sostanzialmente tre: il primo, scontato: quale figura per fronteggiare un vero e proprio colosso del consenso, non solo al livello nazionale; il secondo, legato il rapporto di forze tra Pd, M5S e Avs; il terzo, il più difficile, come provare a intercettare il consenso in una regione nella quale, parentesi oliveriana a parte, il centrosinistra ha sempre e solo raccolto brutte figure negli ultimi 15 anni.

Ebbene, al momento il dibattito è fermo alla scelta dei nomi. E la sensazione è che il Partito democratico, unica forza davvero strutturata sul territorio, intenda cedere la mano ad altro pretendenti. O magari, si tratta di una mossa per poi arrivare solo alla fine alla sintesi costituita, oggettivamente, dal solo Nicola Irto. Neanche Falcomatà potrebbe essere l'anti-Occhiuto. Con il Pd che fa finta di guardare le stelle cadenti, mentre arriva San Lorenzo, i Cinquestelle sembrano essere coloro i quali più si stanno tuffando a tracciare profili. Il sogno proibito (per tutti), inutile nasconderlo, era quello di Nicola Gratteri. Considerato che l'opzione possa ritenersi già archiviata, il nome dei nomi balzato sulle cronache regionali e nazionali è divenuto quello dell'europarlamentare Pasquale Tridico, ritenuto in grado di unire tutto il centrosinistra. I dem, dinanzi a questo scenario, continuano a fare gli spettatori interessati. La sensazione è che la Schlein voglia calare l'asso soltanto alla fine dei giochi. E intanto si sta muovendo Avs alla quale -si sussurra una regione dovrà essere pur data tra quelle che vanno al voto. I profili sono stati diversi. Epperò, quello di Mimmo Lucano sembra un vero e proprio bluff, utilizzato quasi come distrattore da certa stampa che sa pochissimo di Calabria, Maria Pia Funaro, ottimo ingegnere e già apprezzato ex vicesindaco di Cosenza, non pare voler scendere in campo in prima persona. Indubbiamente, il nome che va per la maggiore è quello di Antonio Lo Schiavo, capogruppo in Consiglio regionale, con una esperienza già significativa alle proprie spalle -venne candidato dal centrosinistra a Vibo nel 2015 contro Elio Costa e non sfigurò pur in condizioni proibitive -approdato nel partito di Fratoianni di recente e -si dice -molto apprezzato dal leader di AVS. Sulla sua strada, però, vi sarebbe l'ostacolo costituito dal sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, proposto da Europa-Verdi. Un nome sul quale, se il tavolo del centrosinistra desse a AVS la candidatura dell'aspirante governatore, Sinistra Italiana non sarebbe affatto d'accordo. Tant'è che nell'ultimo incontro, quasi all'unanimità, i dirigenti e gli iscritti hanno puntato su Lo Schiavo. Insomma, il tavolo è aperto a tante soluzioni. In attesa che cadano le stelle di San Lorenzo e magari si capisca cosa intenda davvero fare il Pd, chiaramente intimorito dalla forza di Occhiuto,  in una terra difficile come la Calabria.