Al Liceo "Capialbi" di Vibo si ricordano le vittime dell'Olocausto
A che serve la memoria? Come dice il poeta del secolo scorso Eugenio Montale in una delle sue famose liriche, “la storia non è magistra di nulla che ci riguardi”, infatti la memoria degli eventi storici, anche i più terribili, si trasforma spesso e volentieri in uno stanco e monotono rituale che non serve veramente a nessuno, se non a ripulirsi la coscienza. Ecco invece, ricordare e dare memoria vuol dire fare tesoro di quei ricordi e renderli vita vissuta presente e attuale. In questa ottica il Liceo Statale Capialbi di Vibo Valentia e il Comitato Scolastico Diritti Umani dello stesso liceo ogni anno organizzano di “celebrare” la giornata della memoria in ricordo del genocidio ebraico.
Infatti, nello scorso anno scolastico il 27 gennaio ha avuto luogo un evento in cui sono stati messi a confronto il lager nazisti con i campi di detenzione dei migranti in attesa di imbarcarsi verso l’Italia in Libia; tutto questo grazie al prezioso contributo degli studenti del comitato di cui sopra e della giornalista e attivista dei diritti umani Sarita Fratini.
Quest’anno i fatti di cronaca e, soprattutto, quelli relativi alla guerra arabo-israeliana di recente riaccesasi in un territorio che è quello della Palestina, storicamente patria di due popoli ebrei (oggi israeliani) e arabi-palestinesi, ci hanno spinto a riflettere molto sull’olocausto e, soprattutto, sul rapporto tra questo ultimo e la nakba. Parlare di nakba, cioè della catastrofe che ha colpito il popolo palestinese all’indomani della proclamazione dello stato d’Israele il 14 maggio del 1948 è oggi quanto mai attuale dal momento che, come dicevo prima, ebrei e palestinesi hanno convissuto per secoli e vivono ancora sullo stesso martoriato territorio e avrebbero dovuto e potuto percorrre insieme delle strade differenti, scegliere dei percorsi in cui condividere il loro dolore comune per costruire una Palestina diversa e fare la differenza.
Non abbiamo la presunzione di raggiungere noi da soli questo ultimo obiettivo (fare la differenza), ma ci teniamo fortemente a distinguerci dal coro sia da quello filo-palestinese che da quello filo-israeliano; infatti, la nostra posizione è poco battuta e guarda soprattutto alle vittime innocenti e tra queste, innocenti tra gli innocenti, i bambini, quelli facendo riferimento ai quali dice il Vangelo: “se non vi convertite e non diventerete come loro non entrerete mai nel regno dei cieli”.
Quelli che hanno trovato la morte a causa delle politiche hitleriane nei ghetti, nei campi di concentramento e nelle camere a gas, ma anche per mano dei terroristi di Hamas e dei bombardamenti israeliani nella striscia di Gaza e in Cisgiordania; quelli uccisi da una mano assassina che in ogni parte del mondo cerca di avere la meglio per dettare le sue regole assurde e terribili. In ricordo e in nome di questi bambini e delle loro infinite purezza e innocenza lunedì 29 gennaio presso il Liceo Capialbi alle 9 riuniremo studenti e docenti, ma anche pubblico esterno per parlare di orrore e violenza, ma soprattutto di pace e di speranza, di speranza in un mondo migliore basato sull’armonica convivenza tra i popoli in nome di quel Dio unico che affratella i fedeli di tutte le religioni.
Daremo la parola, oltre che agli studenti, a cristiani e musulmani e ci stringeremo in un abbraccio solidale e fraterno con tutte le vittime, augurandoci che Dio, padre del cielo e della terra, possa convertire e ammorbidire anche il cuore dei carnefici di tutte le latitudini. Solo allora potremo dire che la memoria serve e che la storia diventa magistra.

