'Ndrangheta nel Vibonese: boss condannato a 30 anni (NOME)
Individuato come uno dei principali riferimenti criminali del Vibonese e dell’intera ’ndrangheta regionale

È stata confermata la condanna a 30 anni di reclusione per Luigi Mancuso, boss di Limbadi e figura ritenuta apicale della ’ndrangheta calabrese, nella sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Catanzaro nel processo Rinascita-Scott. Il verdetto è arrivato a sei anni dal maxi blitz del 19 dicembre 2019 condotto dalla Dda di Catanzaro contro le cosche vibonesi.
La Corte, presieduta dal giudice Loredana De Franco, ha sostanzialmente confermato per Mancuso l’impianto accusatorio già riconosciuto in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia, che lo aveva individuato come uno dei principali riferimenti criminali del Vibonese e dell’intera ’ndrangheta regionale. Confermate anche le statuizioni civili, con risarcimenti in favore delle parti civili, tra cui la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Interno e diversi Comuni della provincia di Vibo Valentia.
Il processo d’appello riguarda complessivamente 215 imputati ed è uno dei procedimenti più rilevanti mai celebrati contro la criminalità organizzata calabrese. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro con l’allora procuratore Nicola Gratteri e i pm Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso, è stata sostenuta dalle indagini dei carabinieri del Ros e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, con il contributo di oltre 50 collaboratori di giustizia.
Accanto alla conferma per Mancuso, la sentenza registra riduzioni di pena e alcune assoluzioni eccellenti, ridisegnando in parte il quadro sanzionatorio del primo grado, ma lasciando invariato il giudizio sulla pericolosità del vertice mafioso di Limbadi.
