La pena inflitta dal gup distrettuale antimafia del capoluogo ammonta a 4 anni e due mesi di carcere. I fatti ammontano al 2015

Sono stati condannati a 4 anni e due mesi di reclusione tre imputati finiti in un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per tentata estorsione ai danni di alcuni pescatori aggravata dalle modalità mafiose. Il verdetto del Gup distrettuale antimafia di Catanzaro riguarda Rosario Primo Mantino, di 43 anni; Rosario Pompeo Tavella, di 28 anni; Francesco Fortuna, di 24 anni.  I tre sono stati invece assolti dal reato di estorsione consumata per i fatti precedenti rispetto al pestaggio dei pescatori. 

L'aggressione. I fatti risalgono al 13 giugno 2015, quando un membro dell’equipaggio di un motopeschereccio sottoposto a controllo, Francesco Gambardella, era stato aggredito e colpito violentemente da due persone armate di bastoni, poi scappate a bordo di un’auto guidata da un terzo soggetto. Teatro del pestaggio il porto di Vibo Marina. La vittima, un pescatore da poco rientrato da una battuta di pesca, fu costretto a ricorrere alle cure del personale sanitario del 118, nel frattempo fatto intervenire sul posto. Francesco Gambardella, sentito insieme al fratello Adriano, anche lui componente dell’equipaggio del peschereccio, in qualità di persona informata sui fatti della Squadra Mobile di Vibo Valentia all’epoca diretta da Tito Cicero, aveva denunciato l’aggressione subita, aggiungendo che la spedizione punitiva era da ricondursi alla pretesa da parte degli aggressori di ottenere parte del pescato “sotto forma di omaggio”, due tonni da circa 30 chili ciascuno. Richiesta che veniva, secondo le ipotesi di accusa, tutte le volte che si rientrava dalle battute di pesca.

Le accuse. L’attività di indagine, coordinata dai magistrati della Dda di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri e condotta dalla Squadra mobile di Vibo Valentia, è avvenuta sulla base di attività tecniche, l’escussione di testi e la disamina delle immagini videoregistrate dai sistemi di videosorveglianza all’interno del porto di Vibo Marina.

Questura-di-Vibo-ValentiaPrima le minacce, poi le botte e la denuncia. Non ritenendosi soddisfatti di quanto gratuitamente ricevuto dai pescatori e considerato “l’omaggio” dei Gambardella di modica quantità rispetto al loro “spessore criminale”, i tre iniziavano le minacce proferite da Mantino all’indirizzo di uno dei due fratelli: “Ti ammazzo, avete dato pesce a tutti quanti, a cani e porci! Tu non sai chi sono io!” aggiungendo: “Ca a Vibo Marina comando io!” oppure “Adesso vado a prendere la pistola e ti sparo stasera!” facendo quindi intendere che “non erano stati rispettati”. Dalle minacce si è quindi passati all’aggressione vera e propria con calci, pugni e bastonate nei confronti di Francesco Gambardella, costretto a ricorrere alle cure dei sanitari del Pronto soccorso per contusioni ed escoriazioni varie. Un incubo terminato negli uffici della Squadra Mobile di Vibo Valentia le cui indagini hanno portato all’arresto dei tre presunti autori delle minacce e del pestaggio.