L'inchiesta "Spiaggia Libera" condotta dalla Guardia di Finanza rappresenta un secondo impressionante terremoto sul Comune di Pizzo.
Non solo perchè la Procura della Repubblica dimostra l'esistenza di un sistema corruttivo al centro del quale vi erano il primo cittadino ed un imprenditore, ma anche per il fatto che il sistema messo in piedi dall'ex presidente di Anci Giovani e dall'imprenditore Vincenzo Renda - stando alle ricostruzioni delle Fiamme Gialle - era finalizzato ad ostacolare un ambizioso progetto turistico.

La denuncia. Ebbene, la maxi-colata di cemento sull'arenile della splendida località turistica del vibonese aveva provocato già la scorsa estate la reazione sdegnata del Codacons e del vice presidente nazionale Francesco Di Lieto che, dopo aver ricevuto una serie di segnalazioni, aveva deciso di passare all'attacco e presentare un esposto al comune di Pizzo, alla Soprintendenza per i beni archeologici e paesaggistici ed alla Procura della Repubblica. Il tutto "affinché siano verificati tutti i lavori posti in essere per la realizzazione del residence in località Savelli". "Il complesso edilizio – aveva sostenuto Francesco Di Lieto – comporta la cementificazione dell’arenile dacché si rende necessario, in considerazione della puntuale normativa vigente, verificarne la legittimità, nell’ interesse della sia collettività che, ovviamente, della tutela dell’ ambiente". "Appare davvero singolare, infatti, come il sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, non abbia avuto nulla da obiettare sull’ opera. A ciò si aggiunge – prosegue Di Lieto – che la società titolare del permesso a costruire, la Genco Carmela & figli Srl, è stata tempo addietro già destinataria di una interdittiva antimafia, emessa dalla Prefettura di Vibo Valentia".

Affondo contro il Comune. "Purtroppo, grazie anche all'indifferenza di alcuni amministratori, degli 800 chilometri di costa, circa 500 sono già irrimediabilmente cementificati, restandone liberi poco più di un quarto. A ciò si aggiunge che ci sono dei Sindaci, – aveva affermato Di Lieto – totalmente irresponsabili, che consentono di realizzare opere addirittura sulla spiaggia, finendo per distruggere l’ equilibrio naturale delle coste ed esponendo il litorale, sempre più intaccato da attività antropiche, al più che concreto rischio erosione”. “In attesa di ricevere le dovute risposte, – aveva tuonato– il Codacons non esclude la possibilità di proporre azioni civili per l’ abbattimento delle opere edilizie".

La replica. Ma per il sindaco Gianluca Callipo era tutto in regola. «Gli attacchi Codacons – aveva ribattuto – sono pretestuosi e strumentali. Se l’ ufficio tecnico comunale ha rilasciato il permesso a costruire -aveva chiosato Callipo - è perché vi sono tutte le condizioni per farlo. A partire dalle autorizzazioni della Soprintendenza, della Regione, dell’ ex Genio civile, della Provincia e del Demanio". A distanza di un anno, quella vicenda dovrà essere chiarita non più sulle pagine dei giornali nelle Aule del Tribunale.