Vibo, torna la Tac all’ospedale ma restano le criticità
Dopo giorni di disservizio, la Tac dell’ospedale di Vibo Valentia è tornata operativa. Una buona notizia, certo, ma che arriva in un contesto segnato da criticità ormai croniche. A denunciarle è la dottoressa Alessia Piperno, delegato provinciale del Sindacato Medici Italiani (SMI) per l’ASP di Vibo, che accende i riflettori su una situazione che si ripete troppo spesso nel silenzio generale.
“Finalmente abbiamo la TC! Ebbene sì, è proprio il caso di dirlo – esordisce con un pizzico di amarezza la dottoressa Piperno – perché per giorni la sanità vibonese ha affrontato un disservizio che, purtroppo, si ripresenta più volte l’anno. E lo fa nell’indifferenza più totale di chi dovrebbe trovare soluzioni e invece lascia tutto al nostro ben noto ‘senso dell’arrangiarsi’”.
Poi entra nel dettaglio della questione: “La provincia di Vibo Valentia – spiega – ha sei ambulanze dedicate ai trasporti primari e secondari. Di queste, se per ogni turno si contano tre medici, bisogna rendere lode al cielo. In realtà, spesso c’è solo un medico disponibile. E intanto bisogna coprire il territorio, la radiologia, i trasferimenti ospedalieri...”.
Un aspetto particolarmente critico riguarda la TAC guasta, con conseguenze a cascata sul sistema dei soccorsi: “Quando la TC di Vibo è fuori uso – prosegue – i pazienti vengono trasportati a Tropea. Ma lì non si possono fare esami con mezzo di contrasto perché l’anestesista resta a Vibo. Risultato? I codici gialli e rossi devono essere trasferiti a Catanzaro o Reggio Calabria. E sempre con il 118, ovviamente”. Una gestione emergenziale che rischia di compromettere la sicurezza dei cittadini: “Serve un’ambulanza medicalizzata – sottolinea ancora – e questo vuol dire che quei pochi medici disponibili vengono utilizzati per ore, lasciando scoperto il territorio. È normale tutto questo?”.
La dottoressa Piperno lancia poi tre domande precise: “Perché non si utilizza la seconda TAC presente dal 2020? Perché non si è pensato a un accordo temporaneo con strutture convenzionate del territorio? E, infine, perché nessun anestesista è stato inviato a Tropea, almeno nei giorni più critici, per garantire gli esami urgenti con mezzo di contrasto?”.
E conclude con un appello amaro ma diretto: “Siamo medici, facciamo diagnosi e terapia. Non possiamo pensare alla manutenzione degli strumenti. Lavoriamo sempre, comunque e nonostante tutto. Ma il 118 non è una squadra di supereroi. I nostri sforzi saranno sempre vani – chiosa – se chi dovrebbe creare le condizioni per farci lavorare non ci mette nelle condizioni di farlo. Nella speranza che simili disagi non si ripetano”.
