Randagismo a Vibo, “Basta con gli allarmismi, serve cultura della convivenza”
Ogni estate torna il dibattito sulla presenza degli animali nelle aree urbane

La presenza degli animali sul territorio comunale. Segnalazioni, fotografie e racconti sui social riaccendono ogni anno l’attenzione su cani, randagi e fauna selvatica, alimentando spesso una percezione di emergenza che, secondo chi opera quotidianamente nel settore, non sempre corrisponde alla realtà.
“Ogni estate sembra che qualcuno scopra improvvisamente il territorio e diventi un esperto esploratore – spiegano alcuni volontari impegnati nella tutela degli animali dell'associazione Argo –. Cani che vivono da anni negli stessi luoghi vengono descritti come un pericolo, come animali aggressivi o abbandonati, senza però conoscere la situazione reale e il lavoro che viene svolto ogni giorno”.
Secondo quanto evidenziato dai volontari, nel territorio di Vibo Valentia gli animali presenti non sarebbero lasciati senza controllo. “I cani vengono monitorati, censiti e seguiti costantemente. Ci sono cittadini e associazioni che si prendono cura di loro e intervengono per garantire una convivenza corretta con la comunità”.
Un aspetto considerato importante riguarda anche la gestione dell’alimentazione. “Dare da mangiare agli animali in maniera controllata non significa creare un problema, ma spesso prevenirlo – sottolineano –. Un animale affamato può essere portato a rovistare tra i rifiuti o a spostarsi alla ricerca di cibo. La cura e il controllo aiutano invece a ridurre possibili situazioni di disagio”.
Il tema, però, secondo questa lettura, riguarda soprattutto il rapporto tra cittadini, ambiente e animali. “Durante il periodo del Covid abbiamo visto una cosa molto chiara: quando l’uomo ha rallentato, la natura ha avuto modo di riprendersi i propri spazi. Questo dovrebbe farci riflettere sul nostro impatto sull’ambiente e sulla necessità di trovare un equilibrio”.
La richiesta è quella di evitare facili allarmismi. “Prima di trasformare ogni avvistamento in un’emergenza bisognerebbe informarsi, conoscere le norme e capire il lavoro svolto da volontari ed enti preposti. La paura spesso nasce dalla mancanza di conoscenza”.
Il messaggio finale è un invito alla responsabilità collettiva: “Il territorio appartiene a tutti, alle persone e agli animali. La convivenza non si costruisce con gli allarmi o con le accuse, ma con il rispetto, il senso civico e la collaborazione”.
Una posizione che riapre il confronto sul rapporto tra comunità e animali urbani, chiedendo un approccio basato più sulla conoscenza dei fenomeni che sull’emotività del momento.
