Omicidi di Fioravante Abbruzzese e Eduardo Pepe, Dda di Catanzaro chiede assoluzione per il vibonese Bruno Emanuele

Si è conclusa oggi dinanzi al gup distrettuale, Antonio Battaglia, la requisitoria del pm della Dda di Catanzaro, Domenico Guarascio, nel processo con rito abbreviato che vede imputati del duplice omicidio di Fioravante Abbruzzese, ritenuto a capo dell'omonimo clan degli zingari, e di Eduardo Pepe, l'ex boss di Cassano, Tonino Forastefano, Andrea Martucci, 36 anni, pure lui di Cassano, e Bruno Emanuele, 44 anni.

Antonio Forastefano

Le richieste di pena e quella di assoluzione. Il pm al termine del suo intervento ha chiesto la condanna all'ergastolo per Antonio Forastefano, boss dell'omonimo di Cassano, poi passato fra le fila dei collaboratori di giustizia. Secondo l'accusa, Tonino Forastefano avrebbe procurato l’autovettura, una Lancia Thema, e le armi utilizzate per compiere l’agguato. Sempre lo stesso boss avrebbe anche guidato l'auto e, una volta vista sopraggiungere la Smart con a bordo Pepe e Abbruzzese, l’avrebbe affiancata lampeggiando mentre i suoi complici esplodevano numerosi colpi in direzione delle vittime. Richiesta di ergastolo il pm della Dda ha avanzato anche nei confronti di Andrea Martucci, difeso dall'avvocato Nicola Rendace, che avrebbe seguito gli appostamenti per verificare le abitudini delle vittime.

Richiesta di assoluzione, invece, il pm della Dda ha avanzato per Bruno Emanuele, a capo dell'omonimo clan delle Preserre vibonesi ed accusato di aver aperto il fuoco contro le vittime designate nell'ambito di uno scambio di favori con il clan di Tonino Forastefano.

Bruno Emanuele

Bruno Emanuele di Gerocarne è difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Giancarlo Pittelli, oggi sostituito in udienza dall'avvocato Enzo Galeota.

La richiesta di condanna all'ergastolo nei confronti di Antonio Forastefano è stata quindi avanzata senza la richiesta di alcuna attenuante per i collaboratori di giustizia. Circostanza di non poco peso in ordine alla credibilità dello stesso imputato, tanto che la stessa pubblica accusa ha chiesto invece l'assoluzione per Bruno Emanuele, pur chiamato in causa nel fatto di sangue dalle "confessioni" di Forastefano.

omicidio-abbruzzese

Il fatto di sangue. L'omicidio era avvenuto il il 3 ottobre del 2003. Un’esecuzione che, secondo la Dda catanzarese, rientrava in “una complessa strategia criminale stragista volta ad assicurare l’egemonia in tutto il territorio della Piana di Sibari del nuovo gruppo ‘ndranghetistico facente capo alla famiglia Forastefano, eliminando aderenti alla cosca Abbruzzese”. L'agguato era avvenuto a lungo la strada provinciale Cassano-Lauropoli, quando killer con il volto coperto avevano aperto il fuoco con un fucile, una doppietta calibro 12, e una pistola calibro 9.19, caricata a proiettili 9.21.

Il colpo di grazia sui rivali sarebbe spettato al boss Forastefano che, sceso dalla macchina, avrebbe esploso contro Pepe e Abbruzzese due colpi con la pistola 9×19. Oltre all’accusa di omicidio ai tre indagati vengono contestati anche la detenzione illegale di armi e la ricettazione, essendo l’auto usata per gli omicidi provente di un furto. Condotta pluriaggravata perche’ effettuata con lo scopo di commettere un delitto e agevolare le attività di un’associazione di stampo mafioso. Il processo riprenderà il 30 gennaio prossimo per l'ultima discussione della difesa e per la sentenza. (g.b.)