"Una sanità che mette a rischio la vita e l’incolumità dei cittadini e quella degli operatori sanitari: medici, infermieri e OSS. Questa è la sanità calabrese". Esordisce così la Fp Cgil nell'esprimere il proprio disappunto circa gli ultimi fatti accaduti negli ospedali calabresi.

"Non si è ancora spento l’eco mediatico della morte di Ginevra, la bimba di Mesoraca lasciata morire lungo la strada Mesoraca-Catanzaro- Crotone-Lamezia Terme- Pisa –Roma per mancanza di reparti pediatrici adeguati, che già si parla di un altro caso di malasanità in Calabria-spiegano dal sindacato-.
Questa volta, a cadere nell’occhio mediatico, è stato l’ospedale di Polistena: una cittadina della piana di Gioia Tauro il cui ospedale spoke, da anni -come più volte denunciato da questa O.S.-, è stato abbandonato a se stesso, con personale ridotto a meno della metà di quello necessario, senza adeguata strumentazione diagnostica e senza precise linee guida nella gestione dell’ordinario e, ancor di più, nella gestione della pandemia".

"È accaduto che -afferma la Cgil-un bimbo di 6 mesi, in gravi condizioni di salute –secondo la madre-, viene portato presso il Pronto Soccorso dell’ospedale polistenese dove, in seguito a tampone rapido positivo, al bimbo vengono –sempre secondo la madre- negate le cure del caso, per cui è stata costretta, con mezzo proprio, ad una corsa disperata verso il Grande Ospedale Metropolitano (GOM) di Reggio Calabria, dove, in seguito ad ulteriore tampone, risultato questa volta negativo, al bimbo sono state date le attenzioni e le cure del caso, e, fortunatamente, tutto si è risolto senza conseguenze e il bambino è stato immediatamente dimesso.
Questi i fatti. Senza dubbio, qualora confermati, fatti gravissimi, censurabili, sui quali sia la magistratura, sia l’amministrazione ospedaliera coinvolta, ognuna per le proprie competenze e per le proprie prerogative, devono assolutamente fare chiarezza, per il bene della salute dei cittadini, per il bene
dell’immagine dell’ospedale, per il bene anche dei soggetti coinvolti in tali fatti; e, se in seguito a ciò, e soltanto in seguito a ciò, dovessero essere individuate delle responsabilità, è giusto che queste vadano attenzionate e punite in modo esemplare!
Su questo non ci sono dubbi e non possono essere fatti sconti!"

"Ma al di là delle responsabilità penali-prosegue-, più o meno evidenti e più o meno esistenti nel caso di specie, è altrettanto giusto e doveroso fare su questi accadimenti alcune riflessioni, anche al fine di individuare eventuali altre responsabilità, di altri soggetti, apparentemente non coinvolti ma che invero andrebbero individuate, se non per una questione penale quanto meno per una questione di responsabilità politico amministrativa. Il protocollo anticovid, nei casi di specie, prevede che il paziente, appena arrivato al pronto soccorso deve essere provvisoriamente trattenuto presso un luogo di pre-triage (la c.d. tenda medicalizzata -attrezzata) in attesa del risultato del tampone: E’ in questo luogo che –secondo il protocollodevono essere praticate le prime cure al paziente, e solo successivamente, e soltanto in caso di esito negativo al tampone, il paziente può essere ricoverato presso l’U.O. di competenza, ovvero, qualora
positivo, inviato presso un centro covid. A quanto è a conoscenza di questa O.S., pur essendoci a fianco del Pronto Soccorso dell’ospedale di
Polistena due tende medicalizzate e attrezzate, nessuna delle due risulta funzionante. E allora le prime domande:
-Perché le due tende non funzionano? -Di chi è la responsabilità di questo mancato funzionamento?
-In assenza di questi luoghi di pre triage, in che posto deve essere ricoverato il paziente in attesa di
risultato del tampone? -Può essere introdotto in una stanza di emergenza dove, in caso di successiva
positività al tampone, c’è il rischio di contaminazione dei luoghi con la conseguente propagazione
del contagio verso altri soggetti e pazienti in quel momento presenti nella stanza?"