Anche l'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia era "cosa" della 'ndrangheta. Addirittura, stando alle ricostruzioni del principale collaboratore di giustizia, nell'ambito del processo Scott Rinascita, vale a dire Andrea Mantella,  veniva utilizzato per i summit. Il pentito, rispondendo alle domande del pm Antonio De Bernardo, non ha esitato a chiarire che sarebbero stati assunti nel nosocomio vibonese, "appartenenti al clan Barba e Lo Bianco". Il loro "lavoro" all'interno del presidio -stando ancora alle ricostruzioni di Mantella -era quello di "giocare a carte sotto il pino di fronte". Presenze che, però, avrebbero garantito agli uomini del clan l'utilizzo della struttura. Insomma, l'ospedale sarebbe diventato "una cantina sociale". E ciò nei primi anni 2000, almeno fino all'arrivo di Pietro Schirripa che avrebbe messo un freno allo strapotere delle cosche.

Non solo lo Jazzolino. C'era un altro luogo gestito dalla 'ndrangheta ed era il depuratore dove molti affiliati venivano assunti tra cui lo stesso collaboratore di giustizia. Mantella ha riferito che al mattino comprava il giornale e poi andava a sedersi in ufficio per non fare nulla.

Infine il cimitero. Stando alle ricostruzioni del pentito, la struttura era nelle mani di Rosario Pugliese, detto Cassarola. A lui si sarebbe rivolto Mantella per avere una cappella: "Subito -ha detto il pentito - hanno tolto i resti di alcuni defunti e gettati nella fossa comune", cambiando il nome al registro e mettendo "famiglia Mantella". Un servizio che per lui è stato gratuito, mentre altri arrivavano a pagare fino a 60mila euro.