'Ndrangheta: clan Mancuso, dissequestrati beni a Nicotera per quasi un milione di euro
di GIUSEPPE BAGLIVO
Il Tribunale di Vibo Valentia, sezione misure di prevenzione, (presidente Giuseppe Cardona, a i giudici Giuseppe Di Leone, e Graziamaria Monaco) ha disposto la restituzione del patrimonio riconducibile ai coniugi Arcuri/Cupitò di Nicotera , confiscando solo un garage, con annesso cortile, costruito abusivamente. Il sequestro dei beni, per un valore complessivo di un milione di euro, era scattato nell'ottobre 2013 nei confronti di Domenico Cupitò, 56 anni, di Nicotera, ritenuto partecipe del clan Mancuso e condannato per il associazione mafiosa a 5 anni e 6 mesi di reclusione nel processo nato dall'operazione antimafia denominata “Odissea” scattata nel settembre del 2006.
Il sequestro. La Dia aveva eseguito il sequestro, finalizzato alla confisca, emesso dal Tribunale di Vibo Valentia (giudice-relatore Fabio Regolo, ora pm alla Procura di Catania) con riferimento a quattro appezzamenti di terreno situati nel comune di Joppolo e Vibo Valentia, un’attività commerciale di panificazione e vendita al dettaglio di prodotti alimentari operante in provincia di Vibo Valentia, un garage ubicato a Nicotera ed un fabbricato comprendente locali per attività commerciali e tre unità abitative (sempre a Nicotera), cinque autocarri, due autovetture, una moto d’acqua, quattro rapporti di conto corrente oltre a libretti ed una polizza assicurativa.
La Dia aveva inoltre chiesto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per Domenico Cupitò, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di 5 anni.
Accoglimento richiesta difesa Cupitò. Il Tribunale di Vibo Valentia, accogliendo le istanze della difesa del Cupitò e dei terzi, rappresentati dagli avvocati Francesco Sabatino e Massimo Biffa, (consulente di parte la dottoressa Oriana Battistoni) ha rigettato la richiesta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. nei confronti di Domenico Cupitò, su cui gravava comunque una condanna per associazione mafiosa, ormai divenuta definitiva. In ragione dell’accertato difetto di attualità della pericolosità di Cupitò è stata quindi disposta la restituzione dei beni dapprima posti sotto sequestro.
