Omicidio Bruzzese a Pesaro: "La famiglia di Marcello era stata minacciata"
Dalla cassetta delle lettere sono sparite le targhette con i cognomi. Adesivi strappati per provare a cancellare una presenza che sembra sempre più rarefatta. Almeno in queste ultime ore. Ieri anche delle gazzelle dei carabinieri non sembrava esserci traccia in via Bovio dopo giorni di presidio costante e impenetrabile alla casa e alla famiglia di Marcello Bruzzese.
Ma verso le nove di sera una pattuglia è ritornata. «Controlli dinamici», così si chiamano. Qualche residente ha segnalato ieri mattina con preoccupazione l’assenza dei militari anche al centro direzionale Benelli, dove si troverebbe il fratello della vittima dell’agguato di Natale della Ndrangheta, Girolamo Biagio Bruzzese.
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Preoccupazione rientrata nel giro di poco, quando la pattuglia è di nuovo stata vista sul posto. Dove si trova dunque la famiglia di Marcello, la moglie Marilena P. e i loro tre figli? Ancora a Pesaro, dicono alcuni. E sempre nelle stesse case, assicurano altri, dove qualche amico sarebbe anche andato a trovarli.
L’intenzione dichiarata della famiglia della vittima è sempre stata quella di non spostarsi dalla città in cui si sono ormai integrati. E dove i figli vanno a scuola, in chiesa, hanno amici e tutti i loro interessi. Intanto il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd in commissione Antimafia, ha dichiarato ieri, al termine della riunione in ufficio di presidenza, che «l’audizione del sottosegretario Gaetti e del generale Aceto ha reso evidente che Marcello Bruzzese era in pericolo e che la ’ndrangheta stava continuando a minacciare la sua famiglia».
