Imbarchi marittimi a Pizzo, la replica di Furciniti allo Slai Cobas ed a "Mi Manda Raitre"
L'avvocato Salvatore Sorbilli in una nota spiega le ragioni del proprio assistito e respinge l'accusa di vendita di posti di lavoro
In relazione alla polemica sorta nei giorni scorsi sui vari organi di stampa, a seguito di un servizio pubblicato sulla nota trasmissione “Mi Manda Rai Tre” e che ha interessato il Sig. Carmelo Furciniti, di Pizzo, il quale è stato accusato a più riprese di avere “venduto” dei posti di lavoro a dei marittimi, l’avvocato Salvatore Sorbilli, del Foro di Vibo Valentia, in nome e per conto del Sig. Carmelo Furciniti comunica che “Furciniti non ha mai “venduto” o comunque procurato illegittimamente a nessuno alcun posto di lavoro. In particolare – spiega l’avvocato - egli si è piuttosto prodigato, in favore di alcuni giovani marittimi disoccupati, molti meno dei 60 riportati in vari articoli di stampa, consentendo agli stessi di ottenere un contratto di lavoro, per lo più a tempo parziale, con alcune compagnie di navigazione in cerca, appunto, di personale da utilizzare durante i loro viaggi.

Tanto più che il reclutamento di tali giovani è avvenuto in modo assolutamente regolare, non esistendo al riguardo alcuna graduatoria pubblica da rispettare.
Ebbene, nello svolgimento di tale azione, il sig. Furciniti si è altresì impegnato, quasi sempre, ad accompagnare personalmente i ragazzi presso i luoghi di imbarco, a Napoli o a Genova, tanto per lo svolgimento delle visite mediche, quanto, in caso di esito positivo, per l’imbarco vero e proprio, rimanendo molto sovente con essi anche per più giorni, giacchè li assisteva fino al completamento di tali operazioni.
Vi è da dire che le spese di viaggio e permanenza (vitto, alloggio, etc.) nei suddetti luoghi – sottolinea l’avvocato Sorbilli - erano a totale carico del Furciniti per cui se lo stesso abbia magari poi ha chiesto delle somme di denaro (al massimo due – trecento euro), le stesse erano destinate solo ed esclusivamente a coprire le spese vive per i viaggi ed il soggiorno e per qualche altro legittimo impegno.

Anche durante il periodo in cui i ragazzi erano imbarcati, il Furciniti li seguiva ininterrottamente, mantenendo con gli stessi dei costanti contatti telefonici ed impegnandosi ad aiutarli per ogni loro esigenza.
Una volta terminato il periodo di imbarco, poi, Furciniti Carmelo continuava a sostenere i marittimi, sia nei periodici corsi di addestramento (per i quali, spesso e volentieri anticipava egli stesso le spese), sia prestando loro assistenza fiscale e previdenziale.
Dunque – rimarca l’avvocato - questa è la realtà dei fatti, per cui il mio assistito ritiene assolutamente oltraggiose e diffamatorie le affermazioni di chi vuole ravvisare intenti speculativi o altrimenti loschi nella sua condotta, nella quale è fin troppo evidente un atteggiamento altruistico degno di encomio e, soprattutto, essenzialmente a titolo gratuito.

Alla luce di quanto sopra, appare altresì eccessiva e screditante la gogna mediatica cui è stato immeritatamente sottoposto Carmelo Furciniti, il quale, lo ribadiamo, ha operato nell’esclusivo interesse di alcuni giovani marittimi, disoccupati, consentendo loro di costruirsi un futuro, con un lavoro onesto.
E sono proprio questi ultimi che, sin dall’inizio dell’incresciosa vicenda, hanno manifestato, nei confronti del Furciniti, attestati di stima, solidarietà e riconoscenza e che si sono dichiarati da subito pronti a dare testimonianza della loro esperienza, raccontando come si sono realmente svolti i fatti.
Detto questo, va aggiunto che, contrariamente a quanto sostenuto dallo Slai Cobas, il Furciniti ribadisce di non avere mai speso od altrimenti sfruttato la sigla sindacale, nel compimento di tali azioni, comunque altruistiche, avendo egli agito come persona fisica ed in tale esclusiva veste.

A parte ciò, il Sig. Furciniti tende comunque a sottolineare che, contrariamente a quanto riferito dallo stesso sindacato di categoria agli organi di stampa, la sede di Pizzo dello Slai Cobas esisteva già da prima del 2008 e sorge proprio nei locali di proprietà del Furciniti: tale circostanza è ricavabile dal corpo di un ricorso, presentato in data 25 settembre 2008, davanti al Giudice del Lavoro di Vibo Valentia, proprio dallo stesso sindacato, allora rappresentato in giudizio dal coordinatore provinciale, con il quale quest’ultimo replicava ad una nota inviata dalla società resistente allo Slai Cobas, presso la sede di Pizzo, Via Sant’Antonio (proprio nei locali del Furciniti).
In tale ricorso, appunto, il coordinatore provinciale dello Slai Cobas, per come riferisce il Furciniti, ha espressamente affermato che il sindacato ricorrente è attivo sul territorio già da diversi anni, vantando ben tre sedi – Vibo Valentia, Serra San Bruno e Pizzo Calabro - dislocate nell’ambito provinciale.

Ed ancora che con nota del 22 agosto 2008, ricevuta in data successiva, la società resistente restituiva alla sede di Pizzo del sindacato ricorrente le deleghe sindacali precedentemente trasmesse, con le quali i lavoratori interessati comunicavano al datore di lavoro la propria adesione allo Slai – Cobas. Dunque, se le cose stanno realmente in questo modo e, soprattutto, se lo Slai Cobas di Pizzo aveva sede proprio nei locali del Furciniti, in via Sant’Antonio, appare quanto meno ardua la posizione assunta dal sindacato, tesa ad affermare che nessuno ne conosceva l’esistenza.
In ogni caso – conclude l’avvocato Sorbilli - il sig. Furciniti, senza ulteriormente dilungarsi in questa sede e vista la preannunciata querela nei suoi confronti da parte dello Slai Cobas, ha intenzione di rappresentare e documentare tali circostanze alla competente autorità giudiziaria che comunque egli stesso adirà a tutela dei propri diritti".
