Rapina a mano armata nel Vibonese: spari tra le case dopo il colpo alla Esso
Il commando della "500 X" semina il terrore esplodendo tre colpi in aria durante la fuga. Bottino da 800 euro e una scia di bossoli tra i passanti
Non si è trattato di una "semplice" rapina, ma di una vera e propria prova di forza criminale. Emergono dettagli inquietanti sull'assalto consumato ieri sera, intorno alle 18:00, ai danni del distributore Esso di Paravati. Un episodio che, per modalità e spregiudicatezza, ha lasciato sgomenta la comunità locale e messo in massima allerta gli investigatori.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i malviventi sono giunti sul posto a bordo di una Fiat 500 X di colore marrone, proveniente da sud. Approfittando dell'oscurità, due uomini con il volto travisato da passamontagna sono scesi dall'auto puntando con freddezza una pistola contro il dipendente di turno. Sotto la minaccia dell'arma, l'operatore è stato costretto a svuotare la cassa, consegnando un bottino che si aggira intorno agli 800 euro.
È nelle fasi successive che l'episodio ha assunto contorni ancora più gravi. Durante la fuga, ripartendo nuovamente in direzione sud, i rapinatori hanno esploso almeno tre colpi di pistola verso l'alto. Una condotta che gli investigatori definiscono da "stesa", tipica di contesti malavitosi dove l'obiettivo non è solo il profitto, ma l'affermazione del controllo sul territorio attraverso l'intimidazione.
L'attività investigativa si sta concentrando su diversi elementi chiave: i bossoli ritrovati sull'asfalto sono al vaglio degli esperti per determinare il calibro e l'eventuale compatibilità con altri fatti di sangue o rapine avvenute nelle ultime settimane nel Vibonese e veicolo sospetto: Si cerca, infatti, una 500 X marrone che potrebbe essere stata rubata o dotata di targhe contraffatte proprio per l'occasione.
L'episodio di Paravati non è isolato. Nelle ultime settimane l'asticella della criminalità si è alzata pericolosamente, con numerosi esercenti finiti nel mirino di bande sempre più audaci. Gli investigatori non escludono che possa trattarsi della stessa "mano" che sta terrorizzando i commercianti della zona, agendo con una presunzione d'impunità che le autorità sono ora chiamate a spezzare.
