José Signorello preso in Svizzera su segnalazione delle autorità italiane. Il Tribunale federale deciderà sull'istanza di estradizione

La polizia svizzera ha arrestato José Signorello. Come pubblicato stamattina da Gazzetta del Sud il 31enne era latitante dal 26 novembre 2016, da quando cioè aveva eluso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda di Reggio Calabria. Signorello, implicato nell’operazione denominata “Lex”, è stato arrestato il 4 dicembre dello scorso anno, ma la notizia è trapelata solo nella giornata di ieri. L’uomo, considerato legato alle cosche di Laureana di Borrello, è in attesa di estradizione in Italia. Secondo quanto appreso da fonti svizzere, con decisione del 22 gennaio 2018 l’Ufficio federale di giustizia ha accordato l’estradizione all’Italia. Signorello ha presentato ricorso contro la decisione dell’Ufg dinanzi al Tribunale penale federale che deciderà, come seconda istanza, in merito all’estradizione. Al momento è in carcere in attesa dell'estradizione.

Pericolo di fuga Il Tribunale penale federale deve quindi ancora decidere, ma il 20 febbraio avrebbe respinto un ricorso sulla richiesta di scarcerazione di Signorello. Secondo la giustizia elvetica, infatti, nonostante Signorello viva da anni in Svizzera con la famiglia, il pericolo di fuga è molto elevato. A sostegno della sua tesi, i giudici riportano un’intercettazione telefonica del 30 maggio 2015. Signorello si trovava a pochi giorni dall’inizio di un processo in cui era imputato a Lecco e per telefono avrebbe detto al suo interlocutore di voler «scomparire» e non farsi prendere.

Il clan in Svizzera Secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare Signorello sarebbe «organico alla famiglia di ‘ndrangheta, con il compito di dare immediata esecuzione agli ordini impartiti dal boss Ferrentino Marco e suo “consigliore” nelle operazioni di avvio di nuove attività imprenditoriali, oltre che referente della ‘ndrina in Svizzera. Inoltre titolare del potere di mantenere rapporti e relazioni criminali con esponenti di altre articolazioni territoriali della ndrangheta, quali i Molè di Gioia Tauro, Bellocco e Pesce di Rosarno». Secondo gli atti dell'inchiesta Signorello, attivo da anni tra Zurigo e Winterthur, aveva messo in piedi un traffico di armi che dalla Confederazione arrivava in Lombardia, per poi attraversare tutta la penisola e giungere in Calabria, dove alimentava l'arsenale della 'ndrangheta.

Il pentito Signorello è indicato dal pentito Giuseppe Dimasi come il referente della cosca Chindamo-Ferrentino in Svizzera e come il responsabile del fiume di armi che hanno attraversato le Alpi per giungere prima a Voghera, poi in Calabria: «Ha procurato armi da guerra tipo P38, clock, mitraglietta, pistola 357 Magnum» perché «aveva e ha grossa disponibilità di armi», si legge nelle carte dell’interrogatorio. Non solo: Signorello, sostiene Dimasi, «è responsabile della cosca in Svizzera fa estorsioni a ristoranti», in particolare si vantava «e diceva che aveva trovato ristoratori calabresi e siciliani cui aveva imposto il pizzo».