La malattia lo ha costretto alla pensione anticipata. Ma Nino Pignataro, medico originario di Oppido Mamertina, che da anni vive a Roma, non è rimasto a braccia conserte. E con la diffusione del Covid 19, è tornato in pista per prendersi cura delle persone sofferenti. Non lo ha fatto, come pure era accaduto in passato, tornando fisicamente in corsia, ma attraverso la terapia domiciliare precoce, una cura che ha prodotto risultati significativi. Perché, come lui stesso ha sottolineato “fare il medico non è solo una professione, ma anche una missione.”

La battaglia più difficile della sua vita, Nino Pignataro, l’ha combattuta, come a molti capita, contro il cancro, ma non si è tirato indietro in quei frangenti

“Quando ho avuto il problema oncologico - ha spiegato il medico - sono stato molto aiutato ed ora io tento di ripagare, mettendo a disposizione la mia esperienza di medico e la mia coscienza per dare una mano agli altri".

Eppure le dicerie e le illazioni non sono mancate in questi mesi di pandemia.

"Nonostante le critiche, io vado avanti per la mia strada. Curare le persone ed avere centinaia di attestati di ringraziamento non è reato". Sia chiaro: "Non sono un santo, tantomeno un missionario, ma quello posso fare, lo faccio in modo spassionato e con tanto cuore".

Ma cosa hanno fatto e continuano a fare Pignataro ed il comitato delle terapie domiciliari precoci?

“Abbiamo preso in carico migliaia di pazienti, tutti sintomatici, spesso con quadri clinici importanti e con livelli bassi di saturazione. Non abbiamo accettato di fermarci dinanzi ad una malattia seria come il coronavirus, rimanendo in uno stato di inerzia per il quale stiamo ancora pagando il conto. Paracetamolo, fans e vigile attesa, come suggerito dalle linee guida ufficiali, non sono sufficienti a salvare la vita di un malato quando la malattia è destinata a progredire con effetti devastanti”.

 E cosa è accaduto?

“Analizzando l’evoluzione del covid in alcune zone del nord Italia, dove il virus era molto diffuso, ho notato, che c’erano delle piccole aree, delle 'bolle', dove il tasso di ospedalizzazione e di mortalità, erano decisamente inferiori a quelli delle zone limitrofe. Ho contattato alcuni medici del nord Italia per un confronto. Ricordo quello con il dottor Fabrizio Salvucci, che aveva un’alta casistica di pazienti curati con terapia domiciliare: tutti con la piena regressione del quadro clinico. Poi invitato da una collega cosentina, la dottoressa Perri, mi sono iscritto al gruppo delle terapie domiciliari e con alcuni docenti universitari è stato elaborato uno schema terapeutico. I pazienti guarivano, sembrava una svolta importante, eppure, da lì, è iniziata una vera e propria guerra.

“Alcuni sostengono - ha evidenziato Pignataro - che curiamo pazienti che sarebbero guariti senza il nostro aiuto… Ma i numeri ci danno ragione: all’inizio, al momento della mia iscrizione, c’erano 9000 persone iscritte al gruppo, ora, sulla pagina Facebook siamo ad oltre 650.000: segno che i cittadini credono in quello che stiamo facendo per loro. Dietro ogni iscritto ci sono tre/quattro persone curate, direttamente o che chiedono cure per i familiari".

Come avvengono le cure domiciliari precoci, e quanti pazienti riuscite a raggiungere in media ogni giorno?

"Dipende dai casi e dai giorni. Delle volte attraverso la nostra rete di supporto medico - ha spiegato Pignataro - è possibile andare fisicamente a visitare i pazienti, altre volte si fanno dei consulti telefonici in cui si cerca di approfondire più possibile: sintomi, segni, terapia in atto, malattie pregresse. I pazienti spiegano anche quali farmaci stanno prendendo. Con molti di loro, nei casi più importanti, ci si sente anche 5-6 volte al giorno ed i messaggi, spesso con videochiamate, sono frequentissimi. Ovviamente, lo facciamo, confrontandoci adeguatamente con il medico curante e coinvolgendo le Usca che spesso confermano la nostra terapia. A breve sarà disponibile una Web App che metterà il paziente a contatto in tele-medecina con il medico".

Personalmente ho seguito centinaia di pazienti con una media di 20 giorni a paziente. Seguiti fino a risoluzione completa della sintomatologia. Voglio chiarire che tutto è stato fatto gratuitamente. Le consulenze e le cure sono state del tutto gratuite".

 Mesi difficili fino a che non è arrivata la svolta del vaccino, ed anche in questo caso, le tensioni non sono mancate …

"Sono convinto che la vaccinazione abbia i suoi effetti - ha ribadito Pignataro - e voglio puntualizzare che mi sono vaccinato insieme alla mia famiglia. Ma la terapia domiciliare precoce rimane un valido supporto da mettere in campo, per un semplice motivo: funziona!!!! Il Covid si può curare agendo prima che il paziente si aggravi e questo con un notevole beneficio, sia per il malato, sia per gli ospedali spesso travolti dall’esubero di casi nelle terapie intensive".

Con quali farmaci vengono effettuate le cure?

"Utilizziamo comuni antinfiammatori, anche per questo nasce la contestazione sul paracetamolo che non ha effetti su questa patologia infiammatoria, subdola che spesso esordisce sorniona ed in poco tempo può diventare devastante".

Anche il modus operandi del gruppo delle terapie domiciliari ha generato polemiche…

"Certo, molti contestano il fatto che nelle forme virali gli antibiotici non debbano essere utilizzati, ma noi abbiamo visto che le sovra infezioni batteriche sono pressoché la norma. Ci accusano di utilizzare il cortisone, che è un potente antiinfiammatorio, è vero, ma noi lo utilizziamo mai prima di 5- 6 giorni ed unicamente dove il comune antinfiammatorio non è sufficiente. Sappiamo bene che non va utilizzato in fase precoce, per i noti effetti che sopprimono il sistema immunitario".

 Peraltro questa è una malattia che genera trombi…

"E' proprio questa vasculite trombotica che genera disturbi diffusi in tutto l’organismo, portando alla formazione di emboli talvolta fatali. All’inizio, quando si consigliava di non effettuare le autopsie, non si riusciva a capire il motivo dell’alto numero di decessi. Poi, a marzo 2020, la svolta con appunto le autopsie dalle quali si evinceva che era la formazione di trombi che occludevano i vasi sanguigni, a generare ictus ed infarti".

Il virus si è diffuso prima al nord, in Calabria i numeri sono aumentati successivamente. Ma quali sono stati i risultati ottenuti alla Punta dello Stivale con la terapia domiciliare?

“Purtroppo quello che sappiamo è che i calabresi che ci conoscono sono veramente pochi. Ad ogni modo, aiutare i miei conterranei è diventato una mia priorità. Spero di poter essere di aiuto a quante più persone possibile, ma la strada è ancora lunga ed in salita. D'altronde, grazie all’impegno dell’avvocato Erich Grimaldi che ha avuto questa geniale intuizione, poco dopo che la pandemia si è diffusa in Italia, molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. Stiamo collaborando con colleghi medici di livello internazionale e presto saranno disponibili documenti scientifici con dati e statistiche comprovanti i risultati del nostro lavoro. Di Covid si può guarire, a patto che si intervenga precocemente e bene. Si, si può fare!".

In sintesi, chi fa parte del vostro gruppo? Come rivolgersi a voi?

"Il gruppo terapia domiciliare Covid-19 in ogni regione, è un comitato di medici, infermieri e professionisti sanitari, nato per offrire supporto ai cittadini durante l’emergenza sanitaria, ma anche per scambiarsi informazioni cliniche fino a mettere a punto uno schema terapeutico di cure domiciliari in assenza di cure specifiche. Ci si può iscrivere su Facebook, sulla pagina terapia domiciliare Covid 19 in ogni regione e chiedere aiuto e sostegno, solo in caso di covid, ricevendo l’assistenza".

Una storia di speranza quella del dottor Pignataro e di altri medici che con passione, solidarietà e competenza si sostituiscono ad un sistema di pubblica sanità, che non si è dimostrato completamente all’altezza di fronteggiare questo tsunami.  Una storia di coraggio e di successo nata dal basso dell’insegna del giuramento di Ippocrate e dei più sani valori e principi della scienza.