L’appello, accorato, è quello di non imperversare sulla ben celata sofferenza di una città con le sembianze di una nobildonna decaduta, austera, elegante avvolta su se stessa alla ricerca di un perché. Disgiungere un voto per indicarlo in un partito di prossimità può anche stare in una comoda intellegibilità. Ben altra cosa è fare sintesi tra due schieramenti geneticamente antitetici. Nelle piccole comunità dove coesistono, nel dibattito politico e nella proposta complessiva alla cittadinanza, posizioni antitetiche in un unico schieramento con correlazioni disomogenee, è forse ancora comprensibile. Ma in un capoluogo di provincia, dove il dibattito dovrebbe essere elevato e diventare momento di riferimento per la periferia assistere a messaggi subliminali che vanno decodificati in ambiti che poco interessano la comune e civile convivenza non è tollerabile né da praticare. Ed il dato è inequivocabile. Scomodare il voto di opinione come unico momento interpretativo di questo evento appare intempestivo, velleitario e supponente. Quel che emerge dal dato elettorale è la mortificazione delle identità, delle militanze, dei percorsi culturali e di crescita. Todos caballeros!!

Questa competizione ha sfornato tanti leaders di se stessi, specialisti nell’alchimia del consenso, non sempre in correlazione lineare con il voto di opinione. La qualità etica, culturale, politica, di capacità di governance non è stata sempre e rigorosamente proporzionale al numero dei voti riportati né la inelezione va di conseguenza interpretata necessariamente in linea con la carenza dei requisiti su richiamati. Ne consegue che non ci sia stata forse, non infrequentemente ,una vocazione all’inclusività in un progetto o di ambiti rappresentativi di partiti quanto una ricerca in accoppiate non monogame nella diversità di genere. Tutto ciò ha determinato aggregazioni disarticolate, disomogenee per la necessità di esserci e di contrapporsi. Il bullismo annacquato della politica! Viene fuori una condizione di grande confusione e di una immensa difficoltà ad intravedere una strada chiara ed un percorso da seguire. La preoccupazione di chi scrive nasce dalla constatazione di una democrazia indebolita nella rappresentatività delle idealità o quantomeno di ambiti espressivi di contenuti omogeni, di obiettivi chiari, di percorsi coerenti, di proposte credibili. Forse l’ineludibile crollo ed epilogo di partiti logori, a destra o a sinistra (ambedue gli schieramenti sono soggetti alla legge del tutto o niente! ) può essere auspicabile per la parte soccombente come possibilità di ricostruzione dalle macerie. La speranza è che queste residue giornate che ci dividono dal ballottaggio portino saggezza e ricerca di un’entità meno indefinita. Rincorrere espedienti per vincere ad ogni costo significa lasciare alla comunità una grande certezza: far morire la speranza e con essa la città.