A Vibo il primo infiltrato civile nei Narcos: "Lo rifarei senza alcun dubbio" (VIDEO)
Gianfranco Franciosi, il primo infiltrato civile italiano tra i narcos, ha incontrato questa mattina gli studenti dell’Istituto italiano di Criminologia di Vibo nell’ambito delle "Giornate di Scienza, Cultura e Giustizia” organizzate dall’istituto vibonese. Nell’occasione il procuratore di Vibo - Camillo Falvo - ha consegnato a Franciosi una targa dedicata all’uomo “onesto e coraggioso” da cui è tratta la fiction che andrà in onda su Rai1 dal 26 ottobre, tutti i lunedì, in otto puntate con due episodi a sera. Una produzione con un cast d’eccezione, tra gli altri anche Beppe Fiorello, ispirata dal libro “Gli orologi del diavolo” scritto dallo stesso protagonista con il giornalista Ferderico Ruffo.
Una vita ordinaria. La storia di Franciosi è la storia di un normale meccanico navale sportivo che, nel 2001, svolge un lavoro per un cliente molto ricco, di quelli “che chiedono la fattura, che pagano facendo un bonifico”. Insomma, tutto nella norma. Le cose iniziano a cambiare quando vede la foto di quello stesso cliente in televisione perchè era stato ucciso, a Roma. Si trattava di Giuseppe Valentini, detto “Tortellino”, che faceva parte della banda della Magliana. A quel punto Franciosi si rivolge alla Polizia per sapere se, avendo avuto a che fare con lui per motivi di lavoro, avesse commesso o meno qualche reato. E la storia, almeno per il momento, finisce lì.
Il passaggio da meccanico a infiltrato. Tutto cambia però un anno dopo, quando arrivano nella sua attività dei narcotrafficanti spagnoli insieme a un napoletano e “mi trattano come se fossi a conoscenza di cosa trasportassero i gommoni (diversi chili di droga, ndr) che avevo realizzato per Tortellino”. Gli chiedono un altro lavoro e lui, di risposta, prende 24 ore di tempo per pensarci. In quella giornata avviserà la Polizia che gli chiede prima di fissare un incontro per identificare i soggetti in questione, poi gli chiedono un altro piccolo aiuto e, passo dopo passo, “sono passato da meccanico a pilota dei narcos, poi a meccanico del boss, fino a diventare la pedina chiave dell’organizzazione per l’Italia”.
I mesi passati in carcere. Il tutto è durato ben otto anni, di cui circa 7 mesi passati in carcere in Francia. Detenzione causata dal fatto che era necessaria una legge per tutelare gli infiltrati arrivata, però, solo quando Franciosi è uscito dalla prigione. “La copertura internazionale è nata con la legge del 2008 - ha spiegato Franciosi - altrimenti non avrei scontato 7 mesi in carcere. Il problema era che non potevano dichiarare alle autorità francesi cosa avevo fatto".
La vita attuale. “Ora vivo in una località riservata, ho dovuto prendere la decisione di vivere separato da mia moglie e dai miei bambini per proteggerli, fino a quando non avranno la maggiore età e saranno liberi di spostarsi". A ciò si aggiunge un sistema all'avanguardia a cui sta facendo da “cavia” per un nuovo modello di protezione - che sarà applicato a partire dal prossimo anno a tutti i testimoni di giustizia - che non consiste più in un'autovettura blindata "ma al contrario prevede di passare inosservati, di essere protetti senza dare nell'occhio". Qualunque cosa accada, comunque, le forze dell'ordine possono intervenire in pochi minuti: "Passi inosservato se rispetti il protocollo di sicurezza. Basta comunicare gli orari, cosa fai, e non cambiare programmi, in modo che la macchina di persone che c’è dietro possa attuare tutti i protocolli di sicurezza, ad esempio prendere il controllo delle videocamere del Comune della zona in cui sei".
Lo rifarebbe? Un sistema, quello che sta sperimentando, che permette di avere una vita un po’ più libera, più “normale”, che un programma di protezione "solitamente non garantisce". "E a mio avviso è anche più sicuro" ci tiene a sottolineare Gianfranco Franciosi. Lo rifarebbe? “Non ho il minimo dubbio - ha dichiarato - la forza me la danno i ragazzi quando mi guardano negli occhi: l'anno scorso ho incontrato 13mila studenti, da Nord a Sud, a titolo completamente gratuito. Penso sia l'unico modo di avere un 'premio sociale'".
La serie televisiva. “La Rai ha avuto il coraggio di portare avanti questa serie, perchè Fiorello era consapevole che gli avrebbe portato dei problemi politici ma è andato avanti lo stesso”. Perchè i problemi politici? “Perchè nella serie televisiva si vede che nella parte politica - in merito allo status di testimone di giustizia - ci sono stati dei problemi, quindi la stessa politica si è attivata per non farla andare in onda". Una produzione che “esce dalle linee Rai”, sia per il costo che per il fatto che per la prima volta la rete nazionale si è associata a Mediaset. “Sarà la rivoluzione della Rai” evidenzia Franciosi, che spiega: “Una produzione italiana di solito dura 4 mesi e la maggior parte si gira a Cinecittà, mentre questa è stata girata per la maggior parte in esterna e per lo più al Sud, anche in Calabria”. Con alcune scene, quelle “più rischiose” a bordo delle imbarcazioni, girate proprio da Franciosi che ha fatto da controfigura a Fiorello e ha potuto, così, interpretare se stesso. (a.s.)
