#STORIE | San Gregorio d'Ippona, quando il consumismo "spegne" l'umanità
E' una storia triste, quella che ci raccontano alcuni cittadini di San Gregorio d'Ippona. Una storia fatta di umanità che viene meno, di consumismo e indifferenza. Ma è comunque una storia a lieto fine, che trova il suo giusto epilogo nella solidarietà. La racconta alla redazione di Zoom24 un gruppo di persone, animate dal solo intento di produrre una riflessione, che vi proponiamo. Perché nell'era del consumismo, dello spreco, alle volte muoiono anche le istituzioni, quelle politiche, quelle religiose, del volontariato e dell'associazionismo. Sì, perchè, l'essere umano, in una scala di importanza, talvolta viene collocato all'ultimo posto.
La storia. "Giovanni, emigrato in cerca di chissà quale fortuna, scappato dalla sua terra, la Romania, dopo mille avventure, lavori, penitenze torna finalmente a casa sua. Fin qui nulla di strano, verrebbe da dire, mille storie simili, ma la sua di storia ha veramente toccato i cuori della gente del paese. Quella di Giovanni, infatti, è una storia un po' complessa, caratterizzata da un divorzio alle spalle, in Romania, la perdita di lavoro nella sua terra, un figlio che non può vedere perché gli viene vietato e la disperazione di fuggire da quella terra a suo dire "maledetta". Arrivato a San Gregorio d'Ippona, circa 5 anni fa, Giovanni si mette a cercare lavoro come macellaio: quello era il suo lavoro nella sua terra d'origine, trova però tutt'altro tipo di occupazione: giardiniere, muratore, facchino, manovale e altri mille lavori per guadagnarsi da vivere. Il suo chiodo fisso è il figlio in Romania e ne parla sempre con le lacrime agli occhi. Lavora alla giornata, guadagna e vive, ha una casa in affitto".

La solitudine. "Giovanni comincia a bere, bere alcool, ad esagerare e in poco tempo diventa alcolizzato, si lascia andare, si dedica al barbonaggio. Giovanni ha solo 44 anni, ma ne dimostra almeno 20 in più. Sì, perché da almeno un anno, occupa abusivamente una vecchia abitazione, o forse gli è stata concessa in comodato, senza acqua, senza luce, senza riscaldamenti, senza igiene alcuna al limite della sopportazione umana. Giovanni non lavora più, non ha un centesimo in tasca, non si lava, non chiama il figlio, chiede l'elemosina e solo un "bicchiere di vino", comincia a fare il barbone, si comincia ad ammalare, non riesce più a camminare, cade a terra e non si riesce ad alzare, si lascia andare a stesso, abbandonato chissà a quale sorte meschina. Tutti conoscono Giovanni, è un tipo molto scherzoso grandi e piccini, in tanti gli danno qualche euro, ma solo per dispiacere, tante sono le signore che ogni giorno gli fanno trovare "la busta" con un piatto caldo sulla panchina della piazza, solo per carità e dispiacere e senza nessuna altra motivazione. Giovanni ad un certo punto vuole tornare in Romania, ma non ha i soldi. Più volte dice che vuole tornare in Romania, ma riceve solo parole da parte di chi avrebbe potuto dare effettivamente un aiuto. Giovanni vuole tornare nella sua terra, eppure tutti, politici, parroci, volontari, associazioni, forze dell'ordine, medici e anche semplici cittadini non hanno fatto nulla, non per Giovanni ma per un essere umano che sta morendo ogni giorno sempre più sotto gli occhi di tutti, nella pubblica piazza".
Il lieto fine. "E' questa la politica, questa la nostra religione, questo il volontariato? Vergogniamoci. Oggi finalmente a Giovanni grazie al contributo di qualche cittadino, che preferisce rimanere anonimo, gli è stato prenotato un biglietto su un pulman che lo porterà in Romania direttamente da suo fratello, lavato, pulito, con abiti nuovi. Grazie alla solidarietà di qualcuno ora a Giovanni non resta che augurare buon viaggio, con la promessa di rivedersi presto!"
