Puntuale arriva l'affondo del consigliere di minoranza Giovanni Russo. L'esponente del Pd parla di affermazioni gravissime 

Un chiarimento a metà. La poltrona dell’assessore ai Fondi europei Bruno Cutrì per il momento è salva. Ma le tensioni e le divergenze con il sindaco non possono dirsi concluse. Di sicuro, nel frattempo, è stata superata la questione “Valentianum”. Sulla vicenda legata al presunto conflitto d’interessi di Cutrì con la famiglia dell'ex senatore Saverio Di Bella, ha fatto chiarezza questa mattina lo stesso Elio Costa: “Erano sorti degli equivoci – ha puntualizzato il capo dell'esecutivo - in relazione a un suo interessamento per qualcosa che in realtà era stato già deciso dalla giunta”.

Comune di Vibo Valentia

Apparato burocratico. Sono altre, tuttavia,  le affermazioni che creano disagio al capo dell’esecutivo. Non ha digerito il sindaco le allusioni alle parentele tra l’apparato burocratico e gli amministratori delle software house che gestiscono all’esterno i dati del Comune. “Se sa, dica chi sono queste persone – ha sbottato Costa – sporgendo denuncia direttamente alla Procura della Repubblica. Sono stanco di queste interviste rilasciate alla stampa”. Parole che evidenziano come, al di là del chiarimento, il clima non si sia proprio rasserenato. E la giunta continui a vivere un momento di estrema delicatezza.

La reazione. A sottolinearlo è l'esponente del Partito democratico Giovanni Russo. Il consigliere del Pd dapprima interviene sulla questione Valentianum evidenziando come "il Pon sicurezza inerente il recupero dell'auditorium e lo sportello anti-racket nacque su impulso di Pietro Giamborino il quale, dopo aver coinvolto l'allora assessore Vincenzo Insardà, mise in piedi un gruppo di lavoro. La convenzione del progetto – ha proseguito Russo – venne siglata alla presenza dell'allora sottosegretario Nitto Palma e del prefetto del tempo Maria Luisa Latella”.  La procedura sarebbe poi stata portata a conclusione dal senatore De Sena. Una precisazione rispetto alle affermazioni di Cutrì che fa preludio ad una serie di considerazioni decisamente critiche sull'attuale amministrazione.

Il richiamo. “Le affermazioni dell'assessore ai Fondi europei sono di una gravità inaudita – ha attaccato il consigliere di minoranza – ma chi fa delle accuse non può fermarsi all'indicazione generica di un apparato burocratico, da amministratore ha il dovere di andare in profondità”. Insomma, Russo pretende che si dica “chi sono coloro i quali ostacolano e si contrappongono lucidamente alla crescita della città”.

La gestione dei dati.  Non mancano alcuni rilievi anche per quel che attiene ai dati informatici, telematici e anagrafici che sono tutti dati “ di una certa “sensibilità”. Pertanto, “al di là dello screzio politico tra il sindaco e un suo assessore di fiducia – ha sottolineato poi Russo - Costa ha il dovere di intervenire sulla burocrazia per come aveva preannunciato in campagna elettorale”. Lo imporrebbero vari fattori. A cominciare “dal susseguirsi di errori per così dire materiali, di delibere pubblicate e poi cancellate, di fondi di cui gli assessori disconoscono l'esistenza, di mandati fatti senza copertura che, è ora di dirlo fuori dalle righe, sono stati la vera causa delle dimissioni di Vincenzo De Filippis”.  A tal proposito, Russo evidenzia come l'ex assessore all'Ambiente non sia stato "adeguatamente supportato non solo dalla burocrazia, ma neppure dai suoi stessi compagni di viaggio, se si esclude qualche tardiva uscita di facciata”.

Un affondo a 360 gradi, insomma, arriva dall'uomo che potrebbe divenire a breve, salvo sorprese, il nuovo capogruppo del Pd. E non manca l'interrogativo finale. Un modo per stuzzicare gli attuali primi attori di palazzo “Luigi Razza”. “Mi piacerebbe conoscere – si è domandato Russo - a proposito delle software house e non solo, i reali motivi del diverbio tra Cutrì e il segretario dell'ente”. Un quesito destinato, per ovvie ragioni, a cadere probabilmente nel vuoto.