‘Ndrangheta nel Vibonese: tre assoluzioni e nessun colpevole per l’omicidio del boss (NOMI)
La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro rigetta il ricorso della Dda. Resta definitivo il proscioglimento per gli imputati
Si chiude con una conferma integrale delle assoluzioni il secondo grado del processo nato dall'operazione antimafia denominata “Errore Fatale”. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta da Piero Santese, ha respinto il ricorso presentato dalla Procura, blindando la sentenza che già nell'aprile 2023 aveva scagionato i tre imputati dalle accuse di omicidio e tentato omicidio.
Al centro del procedimento penale c'era l'agguato consumato il 9 luglio 2003 a Spilinga, nel Vibonese. In quell'occasione perse la vita Raffaele Fiamingo e rimase gravemente ferito Francesco Mancuso, alias “Tabacco”. Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, l'episodio di sangue era maturato nel contesto di una faida interna alla cosca Mancuso di Limbadi, scatenata da frizioni per il controllo del territorio tra rami diversi della stessa famiglia.
Nonostante la Dda avesse richiesto in primo grado l'ergastolo per Cosmo Michele Mancuso, indicato come mandante, e pesanti condanne per Antonio Prenesti e Domenico Polito, accusati di far parte del gruppo di fuoco, i giudici hanno ritenuto non provata la loro colpevolezza.
A pesare sulla decisione, sia in primo che in secondo grado, sono stati diversi fattori chiave: le dichiarazioni dei pentiti sono state giudicate frammentarie e non sufficientemente riscontrate, le consulenze tecniche su tabulati e celle telefoniche hanno fornito una localizzazione degli imputati incompatibile con la presenza sulla scena del crimine al momento dello sparo e il quadro indiziario è stato definito troppo debole per superare la soglia del "ragionevole dubbio".
Con questa sentenza, l'omicidio di Raffaele Fiamingo rimane, dal punto di vista giudiziario, un caso irrisolto. Il proscioglimento definitivo degli imputati "per non aver commesso il fatto" mette fine a una vicenda processuale durata anni, lasciando senza responsabili uno dei fatti di sangue più cruenti della storia criminale del Vibonese dei primi anni Duemila.
