Il mondo della ricerca e le comunità scientifiche di Calabria e Sicilia piangono la scomparsa di Fortunato Alfredo Ascioti, figura di riferimento nel campo dell’ecologia marina, dell’oceanografia e degli studi sull’epigenetica. La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente nelle ultime ore, suscitando un’ondata di messaggi di dolore e vicinanza da parte di colleghi, amici e conoscenti, soprattutto attraverso i social network.

La sua carriera è stata segnata da un percorso di alto profilo internazionale, con anni di attività negli Stati Uniti in ambito accademico, prima di dedicarsi con continuità alla ricerca scientifica e alla divulgazione. Ascioti ha saputo unire competenze diverse, dalla biologia marina allo studio dei meccanismi epigenetici, costruendo un profilo raro per ampiezza e profondità di conoscenze.

Accanto alla dimensione scientifica, emergeva con forza il suo legame con il territorio. Profondo conoscitore della storia e delle tradizioni di Calabria e Sicilia, riusciva a intrecciare saperi locali e ricerca avanzata, rendendo ogni suo intervento un’occasione di riflessione culturale oltre che scientifica.

Il mare rappresentava il centro della sua vita professionale e personale. In particolare, lo Stretto di Messina è stato al centro di molte delle sue attività e battaglie ambientaliste. Con rigore scientifico e passione civile, si è impegnato per la tutela degli ecosistemi marini, contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza ambientale.

Nel corso degli anni ha preso parte a numerose iniziative scientifiche e culturali, tra cui la mostra fotografica “Reggio Blu”, il congresso sulle piante officinali promosso dall’Università della Calabria e vari incontri dedicati alla valorizzazione del territorio, in particolare nell’area di Catona. Eventi che testimoniano la sua volontà di coniugare ricerca, divulgazione e impegno sociale.

Oltre alla sua attività professionale, Ascioti era apprezzato per la sua dimensione umana, fatta di ascolto, sensibilità e profondità interiore. Chi lo ha conosciuto lo descrive come una persona capace di unire rigore scientifico e grande umanità, con una particolare attenzione ai rapporti personali e al dialogo.

Anche negli ultimi mesi, segnati dalla malattia, ha continuato a mostrare determinazione e lucidità, senza interrompere il suo legame con la ricerca e con le sue passioni. La sua scomparsa lascia un vuoto significativo non solo nel mondo accademico, ma anche nel tessuto culturale delle sue terre d’origine.

In queste ore, i messaggi di cordoglio continuano a moltiplicarsi, a testimonianza dell’impatto che la sua figura ha avuto su più generazioni. Alla famiglia, alla moglie e alla figlia, giunge l’abbraccio ideale di chi ne ha condiviso il percorso umano e professionale. Il suo impegno per il mare e per la cultura rimane come eredità viva e destinata a continuare nel tempo.