'Ndrangheta, tra omicidi e infiltrazioni nei cantieri: il processo inizia con una deposizione chiave (NOMI)
È iniziato con una deposizione chiave il processo Echidna, che vede alla sbarra nove imputati accusati di presunte infiltrazioni della ’ndrangheta nei cantieri della A32 Torino-Bardonecchia e nel settore del movimento terra. In aula, oggi, ha testimoniato il colonnello dei carabinieri Michele Fanelli, oggi in servizio alla Dia di Torino e per dieci anni al Ros.
Fanelli ha ricostruito un filo investigativo che parte da lontano, dall’omicidio di Silvio Fanella – definito il “cassiere” di Gennaro Mokbel – ucciso a Roma nel 2014 durante un tentativo di sequestro nella zona della Camilluccia. Un delitto che, a ridosso dell’inchiesta “Mafia Capitale”, contribuì a riaccendere l’attenzione degli investigatori su figure legate alla criminalità organizzata in Piemonte.
Secondo quanto riferito dal colonnello, già dieci anni fa il collaboratore di giustizia Rocco Varacalli, protagonista del processo Minotauro, aveva riconosciuto in uno degli arrestati per l’omicidio Fanella Giuseppe La Rosa, indicandolo come nipote di Giuseppe Pasqua. Un dettaglio che spinse il Ros a tornare a indagare sulla famiglia Pasqua, radicata a Brandizzo.
Oggi proprio Giuseppe Pasqua, suo figlio Domenico e il cugino Michael Pasqua, detto Luca Bazooka, sono tra i principali imputati nel procedimento.
Fanelli ha ripercorso anni di intercettazioni e accertamenti che avrebbero documentato i contatti dei Pasqua con famiglie già condannate per ’ndrangheta nel Torinese, come gli Agresta di Volpiano e i Trunfio di Chivasso.
Un ruolo importante nelle indagini lo ebbe anche l’inchiesta San Michele, che aveva individuato nel bar di Volpiano un punto di riferimento per affiliati della ’ndrangheta. Proprio lì sarebbero stati immortalati i contatti tra Antonio Agresta (classe 1960) e i Pasqua.
Decisivo, inoltre, il contributo del più giovane collaboratore di giustizia in Piemonte, Domenico Agresta, che gestiva insieme a Michael Pasqua una palestra a Volpiano.
Il processo si annuncia complesso e non breve: oggi le difese hanno già presentato numerose eccezioni. Dopo la ricostruzione dei rapporti tra i Pasqua e le locali di ’ndrangheta e delle presunte pressioni mafiose nei cantieri, la parola passerà alla posizione di Roberto Fantini, ex manager della società di manutenzione autostradale Sitalfa, prosciolto da altre accuse ma ora imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Un dibattimento che, alla luce delle prime testimonianze, si preannuncia denso di incroci tra storie criminali, infiltrazioni economiche e vicende giudiziarie che da Roma hanno finito per condurre fino al cuore del Piemonte.
