Il medico di Gioia Tauro spiega come funziona il giro dell'usura per accaparrarsi in caso di inadempienza i beni dei creditori

Usura e 'ndrangheta. Per il collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro è un connubio inscindibile, perlomeno nella Piana di Gioia Tauro, area che conosce per esserci nato e cresciuto. Nelle sue ultime dichiarazioni alla Distrettuale antimafia di Gioia Tauro, racchiuse nel verbale dell'11 ottobre scorso, il medico di Gioia Tauro condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, ripercorre la sua storia professionale legata anche al giro di strozzinaggio nella città del porto.

ndrangheta e usuraL'inizio «Sono sotto usura dall’anni 1996» esordisce Fondacaro, snocciolando poi una serie di nomi che, a suo dire, sarebbero legati al giro dell’usura mafiosa. Nomi che si ritrovano in quasi tutte le storiche sentenze contro la ‘ndrangheta del mandamento tirrenico, da “Porto” a Tirreno fino a “Tempo”.

Sotto strozzo dei Molè «Sono sotto usura dal 1996. Tutti gli usurai – dice Fondacaro – sono legati alla criminalità organizzata. Sono usurai-mafiosi. Ti sottopongono a usura con lo scopo di attribuirsi i beni della persona vessata. Tra i presunti aguzzini di Fondacaro ci sarebbe la famiglia Molè. «Per la famiglia Molè – dice – l’usura era “normale”». E cita i nomi degli affiliati al clan gioiese che gli avrebbero prestato soldi a strozzo o estorto denaro: «Voglio precisare che Stanganelli Domenico mi ha fatto una estorsione fino all’anno 2014. Stanganelli è il nipote di Albanese detto “Mastro Nino”…Stanganelli Domenico (e i suoi zii Mommo, Mico e Rocco)» Molè «mi ha sottoposto ad usura».

La cessione del credito Secondo Fondacaro, i crediti vengono ceduti anche da un clan all’altro. «…Gianni Ruggiero (padre di Vincenzo e Paolo). Quest’ultimo, nell’anno 1995, mi consegnò (sotto forma di prestito usurario) dei titoli al portatore di 100 milioni l’uno (per circa 800 milioni) tratti sulla banca Commerciale di Gioia Tauro…Questi titoli mi furono dati dal Ruggiero affinché corrispondessi il controvalore ai Delfino-Cosoleto, da cui ero sottoposto a usura. In pratica il credito verso di me vantato (frutto di usura) era stato ceduto dai Piromalli ai Molè».

Ci pensa in boss «Quando fui scarcerato – spiega Fondacaro – nell’anno 1999 tutti i miei usurai tornarono alla carica, pretendendo immediati pagamenti e in caso di mio inadempimento, la cessione della struttura socio-sanitaria da me creata…Non comprendendo ciò che stava accadendo (la cessione del credito usurario avvenuta a mia insaputa dai Piromalli ai Molè) volli parlare con Mommo Molè», il boss all’epoca ancora latitante. Nell’incontro che si tenne alla presenza di tutti i presunti coinvolti nella vicenda usuraria, Molè «mi disse – conclude Fandacaro – che non dovevo nulla a Ruggiero Gianni (che avrebbe dovuto ricevere da Delfino Rocco e Agostino Cosoleto, cui avevo già pagato), che Gianni Ruggiero doveva restituire la somma a Ettore Gangemi, visto che i soldi erano di Rocco Ivan e Nino Copelli, senza pretendere nulla da me».