Cosca Piromalli di Gioia Tauro, iniziato davanti al gup il processo "Provvidenza"
Sono 30 gli imputati per i quali la Dda reggina ha chiesto il rinvio a giudizio. Stralciata la posizione di Vizzari per difetto di notifica
E' iniziato ieri mattina, davanti al gup del Tribunale di Reggio Calabria, l’udienza preliminare del processo “Provvidenza”. Alla sbarra 30 imputati accusati di fare parte del clan Piromalli di Gioia Tauro per i quali la procura distrettuale antimafia reggina ha chiesto il rinvio a giudizio.
Lo cercano a Gioia, ma è negli Usa E' stata stralciata la posizione di Rosario Vizzari, accusato di essere il referente negli Usa di Antonio Piromalli e ufficialmente latitante dalla data della richiesta d'arresto. Il gup ha accolto l'eccezione sollevata dai suoi legali, gli avvocati Guido Contestabile e Mario Virgillito. L'uomo, secondo quanto emerso in udienza, sarebbe residente negli Usa dal 1991. La notifica degli atti, però, sarebbe stata fatta a Gioia Tauro e non in America. Per questo motivo, il gup ha dichiarato la nullità del decreto di latitanza, della chiusura delle indagini e del rinvio a giudizio. Adesso la procura antimafia dovrà notificargli gli atti negli USa.
Gioia, Milano, Stati Uniti L’inchiesta “Provvidenza” gira sulla figura di Antonio Piromalli, 45enne figlio del boss Pino detto “facciazza”, da 20 anni obbligato al carcere duro, ma per la Dda sempre al centro del progetto criminale della cosca. Il giovane Piromalli si sarebbe trasferito a Milano al fine di abbassare l’attenzione degli investigatori dell’antimafia sul clan. Nel capoluogo lombardo, Piromalli istituisce la sua nuova base operativa. I nuovi business lo portano fino alla grande distribuzione degli Stati uniti, dove avrebbe rifilato olio di sansa spacciandolo per extravergine d’oliva made in Italy. Ma gli affari di Antonio Piromalli non prevedevano confini: ortofrutta, edilizia, turismo, centro commerciali, in Italia e negli Usa, in Romania e in Francia. La roccaforte del clan, comunque, rimane a Gioia Tauro.
