Via libera del Consiglio regionale alla nuova legge sul teatro
La soddisfazione del presidente della Regione Mario Oliverio: "Sostegno e finanziamento a un numero più ampio di soggetti per la larga diffusione delle attività teatrali
Il Consiglio regionale ha approvato la nuova legge sul teatro. Nasce quindi il registro regionale del teatro e strumenti a vantaggio della produzione artistica, della distribuzione e programmazione degli spettacoli, della formazione degli artisti e dei lavoratori, dell'adeguamento e qualificazione delle attrezzature e delle strutture teatrali sul territorio.
La soddisfazione di Oliverio. “Questa legge offre finalmente - ha detto il presidente Mario Oliverio - al settore teatrale una logica di sistema come mai prima d’ora e disciplina tutti i diversi ambiti di intervento regionale, in alcuni casi mai contemplati dalla norma abrogata. Al cuore della nuova normativa – prosegue – sta la volontà di questa Giunta di aprire le possibilità di sostegno e finanziamento a un numero più ampio di soggetti, per una più larga diffusione sul territorio calabrese delle attività teatrali, nella convinzione che il teatro sia un veicolo di promozione culturale e sociale di grande valore". Già disponibile in bilancio per sostenere la legge un milione di euro di fondi Pac 2014-2020 che va ad aggiungersi allo stanziamento annuale di 500mila euro per il teatro. "È una legge - spiega Oliverio - condivisa passo dopo passo da tutti gli operatori del teatro professionale, con i quali si è sviluppato in questi mesi un dialogo aperto e costruttivo, volto a costruire un testo normativo centrale per le politiche culturali in Calabria".
Le bacchettate di Wanda Ferro. “Come minoranza ci siamo astenuti nell’approvazione della legge sulla programmazione e lo sviluppo regionale dell’attività teatrale, ritenendo che diversi aspetti della norma si sarebbero potuti migliorare, anche attraverso un dibattito più approfondito”. Lo scrive in una nota il consigliere regionale Wanda Ferro che in merito aggiunge: “Ad esempio sarebbe stato opportuno prevedere che i teatri beneficiari debbano avere sede in Calabria, e non solo essere operanti nella nostra regione, così come sarebbe stato opportuno rimodulare gli impegni di spesa relativi alle ristrutturazioni, che sembrano troppo esigui rispetto alle reali necessità. La legge avrebbe dovuto soprattutto prevedere criteri meno ingessati e maggiormente rivolti alla valutazione della qualità delle proposte e alle reali ricadute sul territorio. Su criteri come quello dei 25 anni di attività non possiamo non evidenziare le forti tensioni e le riserve esistenti all’interno della stessa maggioranza, segno evidente di un percorso di stesura della legge poco condiviso e non privo di forzature.
Il nostro auspicio è che non si ripeta quanto avvenuto con il bando sugli eventi storicizzati, la cui gestione ha provocato la reazione indignata dell’intero mondo culturale calabrese.
Una ulteriore grave carenza della legge riguarda il mancato sostegno ai principali teatri calabresi, come il Politeama – del quale la Regione è socio fondatore -, il Rendano, il Cilea, che hanno per le loro stesse caratteristiche alti costi di gestione. La legge non prevede alcun impegno della Regione su questi teatri, che senza sostegno pubblico difficilmente possono programmare e mantenere le stagioni, e soprattutto quell’attività di produzione che deve costituire un’opportunità di lavoro per tante professionalità e talenti calabresi, ma anche una concreta prospettiva per la sostenibilità del nostro sistema teatrale”.
