Si chiude con una formula assolutoria piena il capitolo giudiziario sulla tragica scomparsa di Andrea De Bartolo, il giovane calciatore stroncato da un malore nel febbraio 2018 durante un incontro di calcio a 5. La Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti ribaltato totalmente il verdetto di primo grado emesso dal Tribunale di Cosenza, assolvendo dall'accusa di omicidio colposo i tre imputati coinvolti nella vicenda.

Antonio Cipparrone, Giovanni Cipparrone e Michelino Citrigno — rispettivamente presidente, allenatore e dirigente della formazione “Via Popilia c’è” — sono stati scagionati con la formula più ampia: «perché il fatto non sussiste».

Il dramma si era consumato ad Acri, nel corso di una partita valida per il campionato di Serie B del CSI Cosenza. Andrea De Bartolo, colonna della squadra cosentina, si era accasciato mentre si trovava in panchina alla fine del primo tempo. Nonostante i soccorsi immediati e i tentativi di rianimazione proseguiti per quasi un’ora anche con l’uso del defibrillatore, per il giovane atleta non ci fu nulla da fare.

I giudici di secondo grado hanno accolto integralmente la linea dei legali della difesa, gli avvocati Gaetano Maria Bernaudo e Paolo Guadagnuolo. Secondo la ricostruzione avallata dalla Corte, la morte di De Bartolo non sarebbe correlata alla sua partecipazione alla gara, anche in virtù dell'impiego agonistico estremamente ridotto — pochi minuti appena — del giovane durante quel match.

La sentenza mette fine a un calvario giudiziario durato anni per i tre responsabili del club, legati alla vittima da un profondo vincolo di amicizia. «Questa decisione restituisce dignità a tre persone che, oltre al dolore per la perdita di un amico fraterno, sono state travolte da un'accusa pesantissima», hanno dichiarato in una nota gli avvocati Bernaudo e Guadagnuolo. «È una sentenza che afferma finalmente la verità: quella di una tragica quanto inevitabile fatalità. Per i nostri assistiti, che hanno resistito in silenzio, questo verdetto ha il sapore di una liberazione».

Con questo pronunciamento, la magistratura catanzarese mette un punto fermo su una vicenda che aveva scosso profondamente il mondo dello sport dilettantistico calabrese, distinguendo definitivamente la responsabilità penale dal dolore incolmabile per una giovane vita spezzata.