Calabria terra “ballerina” stretta tra due zolle in movimento. Nelle ultime ventiquattrore i sismografi hanno registrato due terremoti nel mar Tirreno, a largo di Tropea e Lamezia Terme

di MIMMO FAMULARO

Le viscere del Mediterraneo sono in fermento. Gli esperti parlano di crisi sismica e i movimenti registrati dai sismografi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l'Ingv, confermano. Nelle ultime settimane l'intera area è stata interessata da parecchi episodi tellurici. Le scosse più forti sono state localizzate sulla costa ionica Greca, zona colpita ripetutamente da una sequenza allarmante di sette terremoti di magnitudo compresa tra i 4 e i 6,5 della scala Richter. Per gli esperti a causare questa “tensione” tellurica è la placca africana che sta spingendo su quella dell'Europa e dell'Asia. In pratica, negli abissi delle profondità marine c'è una zolla che sta scivolando sotto la Grecia facendo “ballare” chi si affaccia sul Mediterraneo: i paesi balcanici, ma anche Calabria e Sicilia.

La situazione nel Tirreno. La Calabria è uno degli epicentri di questi continui movimenti sotterranei che generano energia, spesso sprigionata in superficie e non sempre avvertita dalla popolazione. La terra, a queste latitudini, “balla” costantemente e non c'è giorno che i sismografi dell'Ingv non registrino scosse di terremoto. Nella nostra regione le aree più “sensibili” - secondo le rilevazioni effettuate dai ricercatori - sono la Sila cosentina, quella catanzarese, l'area dello Stretto e la costa tirrenica. Proprio qui, tra le isole Eolie e il litorale vibonese è per il momento in letargo il Marsili, uno dei vulcani più grandi d'Europa che si sviluppa lungo 70 chilometri di profondità con un'ampiezza di 30. Un “gigante” oggetto perenne di studi e ricerche, costantemente monitorato e osservato. L'intera zona è interessata da micro-terremoti ricostruiti spesso solo dai sismografi. Nelle ultime ore sono stati due gli eventi registrati. Nella notte una scossa di magnitudo 3 con profondità 179 chilometri è stata censita in mezzo al mare, tra le Eolie e Tropea, poco dopo la mezzanotte. Ieri, alle 12,44, sempre a largo della costa sud-occidentale, a Lamezia Terme, l'Istituto di geofisica e vulcanologia ha localizzato un altro sisma, il più forte della sequenza, di magnitudo 3,2 con epicentro in mare e ad una profondità di 106 chilometri.

La costa vibonese. Nella stessa zona erano state censite altre due scosse il 10 e l'11 novembre, una delle quali a largo del litorale vibonese in corrispondenza con Tropea e Parghelia. C'è da aggiungere che la maggior parte di questi fenomeni è di magnitudo due, ovvero pressoché innocui. Particolarmente “ballerina” la costa vibonese che di terremoti nell'arco del 2015 ne ha fatto registrare sette, la maggior parte nell'area di Ricadi. Il più importante si è verificato il 15 aprile quando i sismografi hanno segnlato una scossa di magnitudo 4,2 della scala Richter. Ancora una volta l'epicentro è stato localizzato nel tratto di mare compreso tra Tropea, Capo Vaticano, Nicotera e Pizzo. Tanto spavento, ma nessun danno a cose o a persone. Eventi non rilevanti, ma da non sottovalutare perché i terremoti non si possono prevenire, ma la ricerca negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e gli esperti tengono sempre sotto controllo l'instabile ed inquieta area del Mediterraneo.