'Ndrangheta, il Riesame ripristina due custodie cautelari in carcere
Due nuovi provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati eseguiti nei giorni scorsi a Catanzaro dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, su disposizione del Tribunale del Riesame, nei confronti di due indagati ritenuti appartenenti al cosiddetto Clan di Gagliano. I due sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione e lesioni personali, con l’aggravante del metodo mafioso.
Gli indagati erano già stati arrestati il 27 febbraio scorso, insieme ad altre ventuno persone, nell’ambito di una vasta operazione antimafia della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. In un primo momento, il Tribunale del Riesame aveva escluso la gravità indiziaria per l’accusa di associazione mafiosa e per le aggravanti mafiose, disponendo la scarcerazione.
Contro tale decisione, la Procura distrettuale aveva proposto ricorso in Cassazione: la Suprema Corte, nel luglio 2025, ha accolto il ricorso, annullando con rinvio l’ordinanza del Riesame. Tornato a pronunciarsi, il Tribunale ha ora ripristinato la misura cautelare originaria, ritenendo fondate le contestazioni relative all’appartenenza al sodalizio mafioso e al ricorso al metodo intimidatorio tipico delle cosche.
Analogo esito aveva avuto, a fine settembre, la posizione di un altro indagato dello stesso procedimento, anch’egli ritenuto appartenente al gruppo criminale e tornato in carcere dopo l’annullamento in Cassazione del precedente provvedimento di scarcerazione.
Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla DDA di Catanzaro e condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale, il clan dei “Gaglianesi” sarebbe attivo sin dal 2014 nel capoluogo calabrese e coinvolto in una serie di reati contro il patrimonio e la persona, sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro, con collegamenti ad altre cosche della regione.
Il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari: ogni valutazione sulla responsabilità degli indagati resta quindi demandata al giudizio definitivo, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
