Fallimento Us Catanzaro, l'avvocato Veneto: "Parente, non si è piegato a progetti perversi"
Dall'amore per la sua squadra del cuore al prezzo pagato per mantenere fede ai suoi impegni. Ecco chi è Parente per l'avvocato Veneto
L'avvocato Armando Veneto codifensore insieme all'avvocato Giacomo Maletta di Claudio parente, condannato per il fallimento del Us Catanzaro dichiara in una nota : "Finalmente, dopo 11 anni, durante i quali, abbiamo acquisito gli esiti favorevoli del Tribunale del Riesame, della Cassazione e del Tribunale Civile, in ordine ai vari capi di imputazione contestati agli amministratori dell’U.S. Catanzaro, nel periodo 2003-2006, anche il Tribunale Penale non ha potuto fare altro che assolvere tutti gli amministratori, riservando al mio assistito una pena residuale per una operazione contabile (parziale restituzione ai soci di versamenti precedentemente effettuati, per ottenere il ripescaggio in Serie B), già ritenuta corretta dal Tribunale civile". Secondo il noto legale, il collegio giudicante, rispetto a tutte le altre ipotesi contestate, ha statuito che i reati ascritti a Parente "non si sono mai verificati (da qui in sentenza il fatto non sussiste o non costituisce reato), che la sua gestione è stata corretta e trasparente, come d'altronde sempre attestato anche dal collego sindacale e dalla commissione vigilanza e controllo delle società calcistiche (COVISOC).
Gli atti processuali. Nel lungo tempo trascorso, ho sempre affermato che questo processo non sarebbe mai dovuto iniziare, proprio perché non sussisteva il fatto reato, ma solo supposizioni e plateali errori nella ricostruzione della vicenda. Di contro e per converso, gli atti processuali, hanno dimostrato come l’impegno economico verso la società, da parte del Parente e delle società a lui collegate, sia stato nettamente superiore a tutte le compagini societarie che lo avevano preceduto (ed oggi possiamo dire anche a quelle che sono subentrate) ma, soprattutto, è emersa la forza ed il coraggio, oltre all’etica che lo contraddistingue da sempre, di un uomo che non si è piegato a progetti perversi di qualche socio, di cui solo successivamente è stata appurata la valenza criminale. Per questo motivo, dopo aver subito minacce, estorsioni e continue intimidazioni, non fu possibile la sua continuità gestionale che aveva prodotto un vero “miracolo”, sportivo ed economico, considerato il traguardo della serie B, raggiunta dopo solo un anno temporale della sua presidenza, e la chiusura del bilancio 2005 con un utile di 36.000 euro (come oggi le carte dimostrano). L’amore per la sua squadra del cuore (che lo aveva anche lanciato nella carriera di calciatore) lo aveva spinto in una impresa impossibile: quella di riportare il Catanzaro nel calcio che conta, dal quale mancava da 14 anni, e risanare una società con un fardello di debiti per oltre 9 milioni di euro.
La strumentalizzazione. Aveva raggiunto - aggiunge- entrambi gli obiettivi sia sportivi che economici, ma è stato costretto a mettersi da parte perché non voleva essere complice di chi voleva utilizzare la squadra di calcio per azioni criminose. Tutto questo è costato moltissimo al nostro assistito, anche per la becera strumentalizzazione di questa vicenda, da parte di coloro che non reggono il confronto con un uomo dallo spessore del Parente e che – auspichiamo - non venga perpetrata, anche per un reato in prescrizione ed in ogni caso, per una operazione, già ritenuta corretta dal Tribunale Civile; operazione, si badi bene, che non ha provocato alcun beneficio a livello personale al Parente, avendo lo stesso versato oltre 900.000 euro e prelevato € 70.000, per pagare il premio partita della vittoria nel derby con il Crotone. Da tempo, però, anche quei tifosi, all’epoca aizzati da chi aveva interesse a provocare l’instabilità societaria per farlo andare via, si stanno ricredendo su quanto, effettivamente, successe in quel periodo, se è vero, come è vero, che di fronte ad ogni crisi (purtroppo ciclica) della società calcistica il Parente - conclude- viene pregato di intervenire, per cercare di risolvere il problema. E lo stesso, per la vera passione che nutre, non si è mai tirato indietro, azzerando tutto quello che ha subito. Nonostante la mia lunga e variegata esperienza, questa vicenda mi ha permesso di apprezzare la forza e la determinazione di una persona perbene, che ha affrontato con grande dignità un ingiusto e lunghissimo processo, partecipando direttamente al dibattimento, perché sicuro del suo operato e tutto questo mi conforta sul fatto che nella terra di Calabria ci siano ancora uomini con la schiena diritta. Cosa che fa ben sperare per il futuro delle nostre generazioni.”
