Si chiude con un’assoluzione piena il processo a carico di M.O., il giovane imputato di violenza sessuale (ex art. 609 bis c.p.) ai danni di una turista che l'estate scorsa si trovava in vacanza a Nocera Terinese Scalo. Il Giudice del Tribunale Penale di Lamezia Terme, il dott. Rosario Aracri, ha accolto integralmente le tesi della difesa, pronunciando una sentenza di assoluzione con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste.

La vicenda trae origine dalla denuncia presentata da una donna residente nella Capitale, la quale riferiva di aver subito un abuso sessuale dopo una serata trascorsa in un bar del litorale. Secondo l’impianto accusatorio, la vittima si sarebbe trovata in condizioni di inferiorità fisica a causa dell'assunzione di alcolici, situazione della quale l'imputato avrebbe approfittato per consumare un rapporto contro la sua volontà.

Le indagini, condotte dai militari della Stazione di Nocera Terinese con la collaborazione delle autorità di polizia di Roma, si erano concentrate sulla ricostruzione dei movimenti dei due giovani all'interno e all'esterno del locale.

Il processo ha vissuto momenti di forte intensità dibattimentale, specialmente intorno all'analisi dei reperti tecnologici. Oltre alle testimonianze dei presenti, il fascicolo conteneva infatti i filmati dell'impianto di videosorveglianza del bar, completi di audio interno.

Proprio su questi elementi si è basata la strategia difensiva portata avanti dall'avvocato penalista Anna Mendicino, del Foro di Lamezia Terme. Il legale, nel corso di un'articolata arringa, ha messo in discussione la credibilità della denunciante, analizzando minuziosamente i comportamenti tenuti dalla donna sia prima che dopo il presunto abuso. La difesa ha offerto al Giudice una diversa chiave di lettura dei filmati e delle conversazioni registrate, sostenendo la piena consensualità del rapporto e l'assenza di qualsiasi costrizione.

Nonostante la costituzione di parte civile della donna, rappresentata dall'avvocato Mascaro, il Giudice Aracri ha ritenuto che gli elementi emersi in aula non fossero sufficienti a confermare l'ipotesi di reato. Con la sentenza emessa ieri, 25 marzo, è stato dunque messo un punto definitivo alla vicenda, scagionando l'imputato da ogni addebito e restituendogli la totale onorabilità.