Il Tribunale ha riconosciuto che i due imputati avevano solo esercitato in modo arbitrario il proprio diritto di difesa

Erano stati arrestati nel maggio dello scorso anno con l'accusa di estorsione nei confronti di Vincenzino Ranieli, Domenico Scalamogna (avv. Francesco Muzzopappa) e  Vito Corrado (avv. Fabio e Gregorio Tino) di Vibo Valentia. I due, secondo l'accusa, si sarebbero recati presso l'abitazione della vittima, sottraendole due pneumatici di un trattore nel tentativo di ottenere somme di denaro. 

Dalla vicenda è scaturito un processo davanti al Tribunale di Vibo Valentia. La difesa dei due imputati ha provato a dimostrare che non si trattava di estorsione ma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.  Alla base dell'episodio, da quanto si è appreso, il mancato pagamento di un mezzo agricolo. 

Ugualmente, il pubblico ministero ha chiesto per i due imputati una condanna a tre anni e un mese di reclusione. Richiesta respinta dal collegio giudicante del Tribunale di Vibo che invece ha condannato Scalamogna e Corrado a 8 mesi di reclusione.  Soddisfazione è stata espressa, a seguito del verdetto, dall'avvocato Francesco Muzzopappa per il modo in cui i giudici hanno accolto le tesi propugnate dalla difesa.