Si è concluso con un'assoluzione con formula piena, «per non aver commesso il fatto», il procedimento penale a carico di un giovane di Santa Domenica di Ricadi, finito a processo per un'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

I fatti contestati risalgono al 12 agosto 2020, quando, nell'ambito di una perquisizione eseguita dalla Guardia di Finanza, erano state rinvenute quattro grammi di cocaina e 133 dosi di marijuana. La Procura di Vibo Valentia aveva sostenuto l'accusa ritenendo che la droga fosse nella disponibilità dell'imputato e destinata alla cessione a terzi. Al termine del dibattimento, l'accusa aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 3.500 euro.

La difesa, affidata all'avvocato Carmine Pandullo del Foro di Vibo Valentia, ha invece contestato la ricostruzione accusatoria, evidenziando quelli che sono stati ritenuti elementi di incertezza nel quadro probatorio. In particolare, è stato sottolineato come il giovane occupasse l'immobile soltanto temporaneamente e come il giardino nel quale erano state trovate le sostanze fosse facilmente accessibile anche ad altre persone.

Secondo la prospettazione difensiva, dunque, il solo ritrovamento della droga all'interno dell'area non avrebbe consentito di attribuirne con certezza la disponibilità all'imputato, in assenza di ulteriori elementi capaci di collegarlo direttamente alle sostanze o a una presunta attività di spaccio.

Il Tribunale di Vibo Valentia, al termine del lungo dibattimento, ha accolto la tesi difensiva e pronunciato l'assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto».

«La sentenza rappresenta un significativo risultato dell'attività defensionale – ha dichiarato l'avvocato Pandullo – che ha saputo valorizzare le ambiguità del quadro probatorio». Il legale ha quindi evidenziato come, in assenza di elementi univoci, la semplice presenza di stupefacenti in un immobile non possa essere considerata sufficiente a dimostrare la responsabilità penale dell'imputato, richiamando il principio secondo cui una condanna può essere pronunciata soltanto quando la colpevolezza sia provata oltre ogni ragionevole dubbio.