'Ndrangheta, imputato torna in carcere (NOME)
Il collegio giudicante rivaluta il quadro cautelare alla luce della condanna e del venir meno delle esigenze familiari che avevano giustificato la misura attenuata

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha disposto il ripristino della custodia cautelare in carcere per Massimo D’Ambrosio, accogliendo l’appello proposto dalla Procura e riformando la decisione con cui il Tribunale di Cosenza, il 24 luglio 2025, aveva respinto la richiesta di aggravamento della misura.
Il provvedimento, depositato il 17 aprile 2026 e collegato all’udienza camerale del 18 dicembre 2025, ricostruisce l’intero iter cautelare dell’indagato, già destinatario di custodia in carcere dal 2022 per una serie di contestazioni gravi, tra cui associazione di stampo mafioso, estorsioni aggravate, usura, danneggiamento seguito da incendio e scambio elettorale politico-mafioso.
Nel giugno 2024 il Tribunale di Cosenza aveva sostituito la misura con gli arresti domiciliari, motivando la decisione con esigenze familiari legate alla grave malattia della moglie e alle condizioni di salute del figlio. Una misura attenuata che era stata concessa in un contesto emergenziale e personale particolarmente delicato.
Dopo la sentenza di primo grado, con condanna a 19 anni e 8 mesi, la Procura ha però chiesto un nuovo inasprimento della misura, sostenendo il venir meno delle condizioni che avevano giustificato la detenzione domiciliare, in particolare per il decesso della coniuge.
Il Riesame ha accolto questa impostazione, sottolineando come la cessazione delle esigenze familiari e la conferma del quadro accusatorio in primo grado rendano necessario un nuovo bilanciamento cautelare. Il collegio ha richiamato anche la disciplina prevista dall’articolo 275 del codice di procedura penale per i reati di criminalità organizzata, evidenziando la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere.
Per effetto della decisione, D’Ambrosio dovrà tornare in carcere in relazione ai capi d’imputazione indicati nel dispositivo. L’esecuzione del provvedimento resta tuttavia sospesa fino a quando l’ordinanza non diventerà definitiva. La difesa ha già annunciato ricorso in Cassazione.
