Si chiude con un pronunciamento di inammissibilità il tentativo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro di ribaltare una parte della sentenza emessa nel maggio 2024 dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro nell'ambito del processo "Glicine", nato dalla vasta inchiesta culminata nel blitz del 27 giugno 2023 con 43 misure cautelari.

La Corte d'Appello ha infatti accolto le eccezioni sollevate dalle difese, ritenendo che l'impugnazione della Procura fosse stata depositata con modalità non conformi alla normativa vigente. Secondo i giudici, l'atto avrebbe dovuto essere trasmesso esclusivamente attraverso il deposito telematico e non in formato cartaceo. Da qui la declaratoria di inammissibilità dell'appello limitatamente ai capi interessati.

La decisione rende irrevocabili le nove assoluzioni pronunciate in primo grado nei confronti degli imputati per i quali la Dda aveva chiesto una riforma della sentenza.

Le assoluzioni diventate definitive

Con la decisione della Corte passano in giudicato le assoluzioni di:

  • Alfonso Dattolo, ex sindaco di Rocca di Neto ed ex consigliere regionale;
  • Francesco Masciari, ex direttore amministrativo dell'Asp di Crotone;
  • Saverio Danese;
  • Salvatore Mazzotta;
  • Sandro Oliverio Megna;
  • Antonio Pagliuso;
  • Giuseppe Villirillo;
  • Pietro Talarico;
  • Alessandro Vescio, manager di Comieco.

Gli imputati che restano sotto processo

Il procedimento d'appello proseguirà invece nei confronti degli imputati già condannati con rito abbreviato in primo grado, ma senza poter tenere conto delle richieste di aggravamento della pena formulate dalla Direzione distrettuale antimafia nell'atto dichiarato inammissibile.

Gli imputati interessati sono:

  • Cesare Carvelli, condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi;
  • Pietro Curcio, condannato a 6 anni e 8 mesi;
  • Roberto Lumare, condannato a 8 anni;
  • Salvatore Lumare, condannato a 6 anni e 8 mesi;
  • Mario Megna, condannato a 16 anni;
  • Santa Pace, condannata a 6 anni e 8 mesi;
  • Giacomo Pacenza, condannato a 12 anni;
  • Maurizio Del Poggetto, condannato a 12 anni, per il quale la Dda chiedeva il riconoscimento del ruolo di organizzatore della cosca Megna di Papanice anziché di semplice partecipe.

La Procura distrettuale non aveva invece proposto appello nei confronti di Rosa Megna, condannata in primo grado a otto anni di reclusione.

Le contestazioni

Nel procedimento vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate dal metodo mafioso, estorsione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, turbata libertà degli incanti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.

L'inchiesta della Dda

L'indagine "Glicine" è incentrata su un presunto sistema di relazioni tra imprenditoria, pubblica amministrazione e criminalità organizzata che, secondo l'accusa, avrebbe condizionato affidamenti, appalti e nomine, favorendo imprese ritenute vicine agli ambienti investigati.

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, il gruppo avrebbe operato anche nell'interesse della cosca Megna di Papanice, sviluppando articolati interessi economici, tra cui operazioni finanziarie e sistemi di trading clandestino online che avrebbero coinvolto anche soggetti stranieri.

Le parti civili

Nel processo sono costituiti parte civile il Ministero dell'Interno, la Regione Calabria, il Comune di Crotone e il Forum delle Associazioni Antiusura.

Le accuse contestate agli imputati restano, allo stato, oggetto del giudizio di appello e dovranno essere definitivamente accertate nelle successive fasi processuali, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza sancito dall'ordinamento.