'Ndrangheta ed estorsioni: tutti assolti gli imputati (NOMI)
Determinante l’esito dell’istruttoria dibattimentale e le incongruenze emerse nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
Si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati il procedimento penale nato da un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro relativa a presunti episodi di estorsione e altri reati aggravati dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore del settore pneumatici di Lamezia Terme.
Il collegio giudicante, presieduto da Angelina Silvestri con i giudici a latere Brigida Candela e Martina Gallucci, ha pronunciato sentenza assolutoria nei confronti di Nino Cerra, Angelo Francesco Paradiso, Davide Giampà e Saverio Giampà, accogliendo di fatto le conclusioni già formulate dalla pubblica accusa nel corso della precedente udienza.
Secondo l’impianto accusatorio, Cerra e Paradiso erano chiamati a rispondere di danneggiamento, ricettazione e detenzione di armi in luogo pubblico, contestazioni aggravate dall’ipotesi mafiosa. Ai fratelli Giampà, invece, veniva contestata una tentata estorsione con aggravante del metodo mafioso.
Nel corso del dibattimento, tuttavia, sarebbero emerse criticità probatorie e divergenze nelle testimonianze raccolte, elementi che hanno inciso in maniera decisiva sulla valutazione finale del Tribunale. La stessa Procura antimafia, rappresentata dal sostituto procuratore Giuseppe Cozzolino, aveva infatti ritenuto non sufficientemente dimostrata la responsabilità degli imputati, chiedendone l’assoluzione.
Soddisfazione è stata espressa dai difensori Aldo Ferraro, Antonio Larussa, Osvaldo Rocca e Renzo Andricciola, che nel corso delle arringhe avevano evidenziato le incongruenze emerse dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e la mancanza di riscontri ritenuti idonei a sostenere l’accusa in giudizio.
