L'esponente della Casa della Libertà e l'ex assessore al Turismo si sarebbero avvalsi del sostegno della famiglia mafiosa di San Lorenzo. Ecco le ipotesi dell'accusa

Ci sono anche le elezioni regionali dell'autunno 2014 al centro dell'inchiesta “Ecosistema” della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha travolto questa mattina l'impresa Azzarà, operante nel settore dei rifiuti, in diverse aree della regione.
A fornire alcuni dettagli, rispetto alle ipotesi accusatorie degli inquirenti, è l'ordinanza con la quale sono stati disposti all'alba 14 arresti, una serie di obblighi di dimora ed alcuni avvisi di garanzia.Tra gli indagati a piede libero, due politici ben noti nel panorama regionale: Pasquale Maria Tripodi e Francesco Cannizzaro. Entrambi accusati di corruzione elettorale aggravata dalle modalità mafiose.

Pasquale Tripodi

Il cursus honorum. Pasquale Tripodi, ex Udc e Udeur, si è candidato alle ultime elezioni regionali, senza successo, in una compagine a sostegno dell'attuale governatore Mario Oliverio. Ad ospitarlo  la lista “Centro democratico”, alla quale egli era approdato dopo vari cambi di casacca. L'ex assessore regionale al Turismo era stato segretario della sezione Dc di Bova Marina, Comune dove era divenuto anche sindaco sul finire degli anni novanta. A Palazzo Campanella ci era arrivato per la prima volta nel 2000 nella lista dello Sdi ed era stato riconfermato nel 2005 con i Popolari-Udeur e nel 2010 nella lista dell’Udc, partito poi lasciato per fondare il “Polo civico” e quindi approdare nel Gruppo Misto.

L'ipotesi accusatoria. In occasione della campagna elettorale per le ultime consultazioni calabresi, il politico “per ottenere a proprio vantaggio il sostegno elettorale della parte della cosca Paviglianiti di San Lorenzo facente capo al boss Settimo Paviglianiti - scrive il Gip - prometteva al medesimo ed alla organizzazione criminale di cui è espressione, utilità di vario tipo, consistenti nella disponibilità, una volta eletto, a soddisfare gli interessi dell’associazione mafiosa”.Un'apertura accolta di buon grado dal boss Paviglianiti che “accettava le promesse e si adoperava per far confluire il consenso elettorale in favore di Tripodi”. Il tutto “con l'aggravante di aver commesso il fatto allo scopo di agevolare l'attività della cosca”.

La posizione di Cannizzaro. Da sinistra a destra, il clan si muoveva con straordinaria disinvoltura, secondo la ricostruzione dei magistrati della Dda di Reggio. Deve rispondere, non a caso di corruzione elettorale pure l'attuale consigliere regionacannizzaro-francescole Francesco Cannizzaro. Quest'ultimo, a differenza di Tripodi, eletto nel corso dell'ultima competizione regionale. Il riferimento di quest'ultimo non era Settimo ma Angelo Paviglianiti al quale l'attuale esponente della Casa della Libertà avrebbe garantito “utilità di vario tipo, consistenti nella disponibilità, una volta eletto, a soddisfare gli interessi dell’associazione mafiosa”. (t.f.)