Sentenza d'Appello nel processo relativo all’omicidio dell’avvocato Torquato Ciriaco, avvenuto a Lamezia il primo marzo 2002. I giudici hanno condannato a 30 anni i fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci, a sei anni il collaboratore Michienzi. E' stato assolto, invece, Tommaso Anello, accusato di essere il mandante dell'omicidio.

L'udienza è stata a lungo impegnata nelle dichiarazioni spontanee del pentito Michienzi e nell'arringa difensiva dell'avvocato Anselmo Torchia difensore di Anello. L'avvocato Torchia si è soffermato su alcuni precedenti giurisprudenziali in materia come il processo Andreotti in passato imputato dell'omicidio Pecorelli e la sentenza Aquilina, ambedue delle Sezioni Unite della Cassazione. Nel corso del processo, giunto ieri a sentenza, era stata sentita anche Angela Donato, madre dello scomparso Santino Panzarella, che aveva fatto espliciti riferimenti a una presunta responsabilità degli imputati non solo sull'omicidio Ciriaco ma anche dello stesso figlio.

Un fatto di sangue, quello dell’omicidio del noto avvocato lametino, avvenuto il primo marzo 2002 quando Ciriaco fu ucciso nei pressi dello svincolo dei “Due Mari” in un agguato. A quindici anni dal delitto, nel gennaio del 2014, la Dda di Catanzaro chiuse le indagini per i tre imputati, dopo le dichiarazioni del collaboratore. La pubblica accusa aveva chiesto la condanna all’ergastolo per i tre imputati, mentre per il collaboratore Michienzi, la condanna a dieci anni di carcere.

Secondo l’accusa, Ciriaco fu ucciso perché voleva acquistare una azienda edile che la cosca Anello voleva finisse ad un imprenditore già sottoposto ad estorsione. L’atroce esecuzione dell’avvocato sarebbe stata quindi opera, secondo la ricostruzione d’accusa, del clan di Filadelfia che estende la sua zona di competenza fino all’Angitola, al confine con il territorio delle cosche lametine.