La riqualificazione di Vibo Centro non può assolutamente prescindere dalla totale rimozione dell’elettrodotto d’alta tensione, che da decenni attraversa l’abitato. E’ un fatto inevitabile. Notevole è l’impatto dei maestosi tralicci di sostegno e devastante è l’inquinamento elettromagnetico che tanti problemi di salute ha causato alle famiglie. Eppure da anni esiste un progetto di interramento lungo la costruenda tangenziale est, a cura de Nucleo Industriale di Vibo. Maggiori informazioni può fornirle l’ingegnere Filippo Valotta, già Dirigente in quell’Ente. Peraltro la tangenziale stava per essere aperta al traffico già anni addietro; spingere , pertanto, per la sua ultimazione, previa stabilizzazione del pendio a monte anche a costo di ridurne la carreggiata, porterebbe a soluzione due grossi problemi: di traffico e di disinquinamento, con doppio beneficio per i cittadini.

Volendo rilanciare il centro urbano e restituire il volto di città, va , con assoluta obiettività, individuata la reale cerniera di raccordo tra il centro storico ed il resto, che centro storico non è : Terravecchia, corso Vittorio Emanuele , piazza Municipio e viale Affaccio. E piazza Santa Maria. Se gli addetti ai lavori volessero semplicemente estendere Piazza S. Maria fino al palazzo ENEL, acquisendo al patrimonio pubblico l’area antistante la B.P.P.B., maldestramente recintata dai privati con rete metallica, ed i ruderi di fabbricati posti di fronte al mercato coperto, da demolire, potremmo avere anche noi la nostra “ Piazza Navona”. Riportando alla luce gli scavi archeologici, rinnovando i prospetti degli edifici che la circondano e così via, il cuore di Vibo ritornerebbe a pulsare.
Corso V.E. è tutto eccetto che isola pedonale. Per dargli un minimo di calore basterebbe realizzare dei semplici portici, anche in legno, magari coperti con pannelli fotovoltaici e garantire energia a costo 0 per l’illuminazione pubblica e le insegne dei negozi. I portici proteggono dal sole e dalla pioggia.

Il mercato coperto, oramai ridotto a poca cosa, si presta ad una riconversione ad uso sociale quale punto di incontro, specie in inverno, tra generazioni diverse, basta dotarlo dei necessari servizi ed attrezzature. La piazzetta sovrastante Piazza S. Maria, alle spalle della Prefettura, avrebbe la destinazione di mercatino ortofrutticolo, con gli opportuni accorgimenti.
La soluzione adottata su via De Gasperi, doppia corsia con spartitraffico, andrebbe benissimo sul Viale Affaccio, a partire dall’incrocio della Polizia e fino al sottopasso l’ampiezza lo consente. Rotatorie al bivio per Triparni ed ex Autostello, ma anche all’incrocio della Polizia, snellirebbero il traffico, oggi “tappato” sia in entrata sia in uscita.Parcheggi adeguati possono trovare ubicazione in zona consorzio agrario (su due livelli: uno seminterrato ed uno rialzato) perimetrati da alberi ; anche i capannoni ex FIAT con area limitrofa sono destinabili a tale scopo.

A tutela delle persone e dei ragazzi che frequentano chiesa ed oratorio Don Bosco, bisognerebbe allontanare il traffico veicolare. Demolire l’inutilizzabile edificio antistante gli uffici Italgas, spostare la strada in posizione centrale, annettere l’area verde attrezzata alla stessa chiesa.
Purtroppo per piazza Municipio si è ritenuto affidarsi alle idee degli altri. La mancanza di polmoni verdi indica quegli spazi appropriati , previa demolizione del muro di cinta delle scuole, alla trasformazione in orto botanico favorendo la didattica all’aperto.Il rilancio del commercio al dettaglio e la rivitalizzazione del centro storico impongono la drastica riduzione dei cinque centri commerciali, nelle periferie dell’urbe, al massimo di uno. Basterebbe emulare chi ha saputo fare bene, per esempio il Prof. Persico, economista ed assessore di Salerno, che già a metà degli anni 90 ha creato una azione sinergica tra pubbliche amministrazioni, banche, gestori di pubblici servizi, associazioni di categoria, piccoli proprietari, sindacati e quant’altro, trasformando e rendendo appetibile il centro storico della città. Oggi a Salerno tutti si recano per le “luminarie”, facendo il pienone di alberghi e ristoranti.
Sono queste alcune soluzioni praticabili, con impegno finanziario compatibile con le risorse disponibili subito e nel prossimo futuro, per garantire a Vibo una vivibilità a misura d’uomo.
E’ solo questione di cultura di Pubblica Amministrazione. La proprietà privata non è intoccabile.