COMMENTO | Giovane studente punta la pistola contro la docente: il declino della società
Esecrabile è l’episodio accaduto a Rovigo in un liceo frequentato da giovani provenienti da una società media, sia economicamente che culturalmente. Io, da donna di scuola , da docente a dirigente scolastico, sono indignata e in preda anche ad una certa rabbia, rivedo le varie sequenze di un’azione inqualificabile. Un giovane studente punta una pistola, seppur con pallini finti, contro la prof. in cattedra e la colpisce in viso per ben due volte, tra gli schiamazzi di compagni incoscienti e insensibili quanto lui. Certamente è esclusa la componente di appartenenza sociale; si tratta invece di ragazzi di “ buona famiglia” ma indubbiamente balordi e ineducati che insieme formano un “ branco”.
Gli stessi non si accontentano di aver aggredito e umiliato una docente ma filmano l’accaduto e lo postano sui social. Che bassezza! Anzi questa, a mio parere, è violenza gratuita come quella avvenuta in altra scuola nei mesi scorsi a carico di un docente. La dirigente scolastica parla di “mancanza di consapevolezza” e la psicologa interpellata fa riferimento a “un’emergenza di dialogo” con i giovani. Questi però sono assolutamente disorientati e scapestrati; se fossi nei panni dei loro genitori mi vergognerei profondamente. Non si può derubricare un episodio così grave soltanto con cinque giorni di sospensione. È di tutt’altra natura l’intenzione del legislatore espressa nel regolamento delle studentesse e degli studenti (DPR 249/98) che all’art. 3 comma 2, così recita: “Gli studenti sono tenuti nei confronti del capo d’Istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per se stessi”.
Ma questa è la società del futuro? Questi giovani saranno gli eventuali dirigenti di una nazione evoluta socialmente e culturalmente qual è la nostra? È solo un ricordo l’antica polis della Magna Grecia, il Civis Romano o l’autore del “Corpus Iuris Iustinianeum” citato anche da Dante? Di quell’antico splendore purtroppo restano solo: genitori imbelli e incapaci di far valere la loro autorità, dirigenti scolastici intimiditi dalle famiglie e da giovani che ostentano gesti indecorosi e irrispettosi. Alla sbarra ci sono, uno per volta, i docenti che sono continuamente bistrattati e se vengono impallinati, spesso non trovano neanche la solidarietà degli altri colleghi. Il “Vulnus” è sotto gli occhi di tutti: a Scuola non si riesce ad essere uniti neanche per rivendicare il diritto di “ Pubblico Ufficiale” o quello, ancor più importante, di “Educatore”. Peraltro e-duco significa “ far uscire”, “portar fuori”.
Ma perché, noi formati per educare, non riusciamo a portar fuori questi giovani, , dal pantano in cui sguazzano, tra qualunquismo, consumismo esasperato e cattivo uso dei socia? Perché non troviamo la forza di reagire mettendoli di fronte alle loro responsabilità?
Perché non tentiamo di incontrare i genitori più spesso per aiutali a comprendere i messaggi dei figli e a decodificarli in tempo, prima che succeda l’irreparabile in Famiglia o a Scuola? Facciamo ancora in tempo? Certamente! Bisogna ancorarsi saldamente agli antichi valori di rispetto della persona e di amore per il prossimo, come ripete continuamente Papa Francesco. Il Primato di una società civile consiste solo in questo.
