Inchiesta "Purgatorio": condannato a Salerno Pm della Procura di Catanzaro
Il pm Paolo Petrolo è stato ritenuto responsabile del reato di rivelazione di segreti d'ufficio. Quattro mesi la condanna. Decisiva un'intercettazione captata il 21 agosto 2011
Il Tribunale di Salerno - competente a giudicare i magistrati del distretto di Corte d'Appello catanzarese - ha condannato alla pena di 4 mesi il pm della Procura di Catanzaro, Paolo Petrolo, 40 anni, di Stefanaconi (Vibo Valentia), domiciliato a Catanzaro. Il sostituto procuratore è stato condannato per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio. Nel corso di una conversazione intercettata dal Ros di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta denominata “Purgatorio”, ed avvenuta alle 3.50 della notte del 21 agosto 2011 nell’auto dell’avvocato vibonese Antonio Galati, il pm della Procura di Catanzaro, Paolo Petrolo, avrebbe informato l’ex vice capo della Squadra Mobile di Vibo, Emanuele Rodonò, e l’avvocato Galati, di imminenti arresti nel Vibonese, avvenuti però quasi tre mesi dopo (3 novembre 2011), da parte della Dda di Roma nell’ambito dell’operazione “Meta 2010” diretta a colpire il narcotraffico gestito dal broker della cocaina Vincenzo Barbieri, ucciso nel marzo 2011.

In sede cautelare, il gip di Salerno Dolores Zarone, nel rigettare nel novembre 2012 la richiesta della misura cautelare interdittiva dalla magistratura nei confronti del pm Paolo Petrolo - avanzata dal procuratore della Dda di Salerno Franco Roberti (attuale capo della Dna) e dal sostituto procuratore antimafia Rocco Alfano - aveva sottolineato che “la rivelazione del segreto è stata effettuata dal Petrolo in modo del tutto spontaneo dimenticandosi di discernere e selezionare le notizie già di comune dominio da quelle ancora coperte da segreto, confidando che Galati nessun rapporto aveva con gli indagati” e nessuna divulgazione da parte dell’avvocato Galati di tali notizie di imminenti arresti è poi mai avvenuta. Non essendo quindi emersi “altri elementi indiziari da cui poter fondatamente ritenere che il Petrolo sia incline a tale contegno, l’istanza cautelare non può trovare per costui – concluse il gip – accoglimento”. Il Tdl di Salerno – a cui aveva proposto appello la Dda di Salerno – ha poi confermato quanto deciso dal gip ed ha respinto l'appello della Dda di Salerno sulla richiesta di interdizione dalla magistratura avanzata nei confronti del pm Petrolo. Lo stesso Tdl aveva però sottolineato sussistente il reato in quanto l’aver rivelato notizie riservate ad un avvocato era atto “suscettivo di arrecare serio nocumento alle indagini in corso”. In sede penale, quindi, è arrivata la condanna a 4 mesi del Tribunale di Salerno nei confronti dell'imputato Paolo Petrolo, attuale sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro.
