"Mi avete restituita alla vita": la lettera che racconta l’altra faccia dell’ospedale di Vibo
Una testimonianza di gratitudine rompe il silenzio e ribalta i pregiudizi sulla sanità vibonese

C’è un racconto che va oltre le statistiche, le polemiche e le cronache spesso impietose sulla sanità calabrese. È la voce di chi ha attraversato la paura, ha guardato in faccia il rischio più grande e ne è uscita grazie alla competenza e all’umanità di medici e operatori sanitari. Una voce che oggi sceglie di farsi pubblica.
Maria Antonietta Del Giudice ha deciso di affidare a una lettera aperta il suo ringraziamento al reparto di Chirurgia dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia, guidato dal primario dott. Zappia. Un messaggio intenso, scritto con il linguaggio della verità e dell’emozione, che racconta un’esperienza personale diventata simbolo di una sanità che resiste, cura e spesso salva nel silenzio.
Di seguito la lettera integrale.
Ci sono momenti in cui la vita si ferma.
Momenti in cui il tempo sembra trattenere il respiro insieme a te, contro di te, mentre tutto ciò che conosci vacilla.
Due anni fa ho iniziato un percorso difficile, fatto di ospedali, attese interminabili, paure che ti scavano dentro.
Ma è stato lo scorso lunedì 22 dicembre che il destino ha deciso di mettermi davvero e di nuovo alla prova: in un attimo ho visto spalancarsi davanti a me l’ombra più buia, quella che ti fa temere di perdere tutto.
Eppure, proprio in quell’istante sospeso, quando il mondo sembrava crollare, non ero sola.
Accanto a me c’erano degli angeli.
Angeli in carne e ossa, con il camice addosso e lo sguardo vigile di chi sa leggere il dolore prima ancora che venga pronunciato.
È bastato un attimo, un solo sguardo, perché capissero. Perché agissero. Perché si lanciassero contro il tempo e mi strappassero a un destino che sembrava inesorabilmente già scritto.
Questi angeli lavorano all’Ospedale di Vibo Valentia.
Un luogo di cui troppo spesso si parla male, un nome che genera diffidenza, e che io stessa – lo ammetto senza esitazione – guardavo con timore.
Oggi, però, sento il dovere, il bisogno profondo, urgente, di dire pubblicamente quanto mi sbagliassi.
Nel reparto di Chirurgia, guidato con grandissima competenza e cuore dal Primario Dott. Zappia, ho scoperto una realtà che non immaginavo.
Una realtà fatta sì di professionalità impeccabile, ma anche – e soprattutto – di umanità.
Ho incontrato sguardi che rassicurano più di mille parole, sorrisi capaci di curare l’anima prima ancora del corpo, mani che ti sorreggono quando la paura diventa troppo pesante da portare da sola.
Il mio grazie più commosso va a tutti: ai Medici, agli Infermieri, agli OSS, al personale delle pulizie.
Ognuno di voi ha fatto molto più del proprio dovere.
Mi avete protetta, coccolata, sostenuta. Mi avete fatta sentire vista, ascoltata, considerata.
Mi avete ricordato che, anche nei momenti più bui, la dignità e la delicatezza verso il dolore altrui possono fare miracoli.
Non sono stati giorni facili. Il dolore bussava forte, l’incertezza, quando ho ripreso conoscenza, ancora di più.
Ma Voi mi avete presa per mano e, passo dopo passo, mi avete riportata alla vita.
E questo dono io, e chi ho di più caro al mondo non lo dimenticherò e non lo dimenticheremo mai.
Vi porto nel cuore con una gratitudine che non so contenere nelle parole.
Che Dio vi benedica per ogni gesto, per ogni sguardo, per ogni parola che avete scelto con cura.
Per la dedizione infinita che mettete nel vostro lavoro, spesso senza clamore, spesso senza riconoscimenti.
Siete l’orgoglio di questa terra.
E per me, sarete per sempre gli angeli che mi hanno restituita alla vita.
Maria Antonietta Del Giudice
