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Il dramma che si è consumato nelle ultime ore all’interno della casa circondariale di Vibo Valentia riaccende i riflettori su una ferita aperta della nostra società: l’emergenza carceri. Il gruppo territoriale di +Europa Vibo Valentia ha espresso profonda preoccupazione per il decesso di un detenuto, un evento tragico che segue di poco un altro tentativo di suicidio sventato solo grazie alla prontezza degli agenti di Polizia Penitenziaria.

Secondo gli esponenti locali del partito, non si può più parlare di tragica fatalità, ma di un segnale inequivocabile di un sistema in sofferenza. «Ancora una volta ci troviamo di fronte a un episodio che impone una riflessione seria e non più rimandabile sulle condizioni del sistema penitenziario», dichiarano i rappresentanti di +Europa.

Al centro della critica c’è soprattutto la gestione della salute mentale all’interno delle mura del carcere. La denuncia è netta: l’assenza di figure specialistiche in ambito psichiatrico rende la detenzione un percorso privo di quel supporto necessario per gestire i casi di fragilità estrema.

Per +Europa, la soluzione deve essere strutturale e non emergenziale. Il gruppo ritiene indispensabile che vengano garantite, in modo continuativo, professionalità adeguate per monitorare i soggetti a rischio e intervenire tempestivamente. «Lo Stato ha il dovere di assicurare sicurezza, ma anche cura e dignità. Su questo non possono esserci esitazioni né silenzi».

L’appello è rivolto alle istituzioni competenti affinché il carcere torni a essere un luogo di riabilitazione e non di abbandono. La prevenzione del disagio psichico, sottolineano, è l'unico strumento efficace per evitare che la disperazione prenda il sopravvento, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali della persona, come sancito dalla Costituzione.